PASQUALE DI MATTEO PRESENTA: GEORGE GROSZ

Pasquale Di Matteo presenta: George Grosz

Quando George Grosz scappò negli Stati Uniti, era più deluso dai Tedeschi che dalla follia nazista; analista del suo tempo, l’artista è stato una delle testimonianze più importanti della degenerazione sociale che può sfociare in una  dittatura.

di Pasquale Di Matteo

George Grosz nasce il 26 luglio 1893, a Berlino.

Il suo primo approccio con la pittura avviene da bambino, al circolo ufficiali gestito da sua madre. Le uniformi, le rappresentazioni di battaglie storiche, i racconti degli anziani, stimolano la fantasia del ragazzo, facendo nascere in sé il desiderio di cimentarsi nel disegno.

Ma ben presto i disegni di Grosz si rivolgono a una feroce denuncia di orge erotiche e di crimini, evidenziando la deriva della società, che cattura sempre più l’attenzione dell’artista.

Dalla prima guerra mondiale, Georg Grosz viene congedato nel 1915, per malattia, tuttavia il breve periodo bellico è sufficiente a fargli cogliere l’orrore della carneficina che si sta consumando sui campi di battaglia in tutta Europa.

Milioni di proletari muoiono nel fango, mentre latifondisti e industriali continuano le loro vite ricche.

Con tali tormenti interiori, Grosz aderisce al movimento Dadaista, che era stato introdotto a Berlino da Zurigo nel 1918, e si iscrive al Partito Comunista, di cui ottiene la tessera dalle mani di Rosa Luxemburg.

Grosz è convinto che l’Arte debba avere uno scopo e il suo lo trova nel dar voce ai rivoluzionari e alla denuncia del decadimento sociale e dell’appiattimento dei valori.

Nel 1920 Grosz, insieme agli amici Hausmann e Heartfeld, organizza la prima mostra Dada nella galleria di Otto Burchard a Berlino, dove figurano anche lavori di Max Ernst e Otto Dix.

Durante l’evento, Grosz e Heartfel vengono multati e segnalati per aver appeso al soffitto la raffigurazione satirica di un pupazzo con sembianze di soldato tedesco e con la testa di maiale.

Grosz fonda le riviste satiriche a sfondo politico Die Pleite e Der blutige Ernst, tutte in ambito dadaista, curandone personalmente le illustrazioni.

Dopo la sconfitta della Germania nella Grande Guerra, la miseria che ne consegue accentua la povertà e la distinzione tra le classi sociali nel Paese.

Di conseguenza, aumenta l’impegno artistico in chiave sociale di Grosz, al quale si affiancano altri artisti, tra i quali: Max Beckmann, Otto Dix, Otto Griebel.

L’artista si cimenta in quel Verismo Sociale che auspica possa spingere la popolazione a una rivoluzione che ristabilisca la giustizia.

In questi anni viene più volte condannato per vilipendio delle forze armate e della morale pubblica. Viene denunciato anche per blasfemia, in particolare per il disegno Cristo con la maschera antigas del 1927, che inizialmente aveva intitolato Tenere la bocca chiusa e continuare a servire.

pasquale di matteo su grosz
Opera di George Grosz – Immagine di Proprietà del Web

Con l’avvento di Hitler, il Dadaismo viene considerato Arte degenerata.

Lo stesso Grosze è considerato blasfemo e socialmente pericoloso, perciò lascia l’Europa per trasferirsi in America, deluso più dai Tedeschi che osannano Hitler, che dallo stesso dittatore.

Comunque, anche negli Stati Uniti conserva lo sguardo sprezzante e la capacità di denunciare le storture della società anche nella nuova patria.

Dopo la guerra, mescola forme espressive del dadaismo e collages, avvicinandosi alla pop art.

I Pilastri della Società

Nella sua I Pilastri della Società, Grosz pone sotto i riflettori sia i delusi, sia gli intellettuali corrotti dall’ideologia nazista, cioè tutta quella parte di popolazione che aveva tifato per la guerra civile in Germania e per l’affermazione di Hitler.

Sullo sfondo dell’opera, si notano un edificio in fiamme, degli operai che avanzano verso sinistra e militari verso destra.

I volti dei protagonisti, invece, sono raffigurati in chiave satirica, in perfetto stile grosziano, e abbracciano i pilastri del consenso hitleriano.

Scendendo, si incontra il faccione di un prete, intento a benedire il regime nazista; più sotto, si nota un grasso politico, icona dei traditori della rivoluzione social democratica, dal cui cranio fumano escrementi.

La categoria dei giornalisti è rappresentata da un uomo ben vestito, con dei quotidiani tenuti in mano come carta straccia e un vaso da notte per cappello.

In primo piano, un borghese ultranazionalista, raffigurato con una sciabola nella mano destra e un boccale di birra nella sinistra, la svastica appuntata sul nodo della cravatta e le idee di vanagloria che fuoriescono dal cranio, capitanate da un cavaliere con la bandiera nazionalsocialista sulla lancia.

Con quest’opera, George Grosz stigmatizza classi e categorie di una società complice di uno dei regimi più violenti della storia, dimostrando come le dittature si fondino sempre sull’esaltazione di un pensiero dominante e ampiamente condiviso da una larga fetta della popolazione.

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