RIACCENDERE IL MOTORE DELL’ARTE

Riaccendere il motore dell’Arte, o uccidere il settore e l’indotto.

I musei potranno riaprire il 18 maggio, anche se lo scenario di ciò che ci aspetta è mutevole e ancora non si capisce se le gallerie d’arte saranno equiparate ai negozi, e quindi potranno riaprire a loro volta, oppure no.

di Pasquale Di Matteo

Non ci sono ancora protocolli condivisi e chiari, con tecnici ed esperti che ancora litigano, per le diverse opinioni.

Bisogna essere onesti: la vita delle persone ha la priorità su tutto, proprio per questo motivo, non devono essere lasciate morire di virus, ma nemmeno di fame.

Ovviamente, bisogna ragionare in termini di distanziamento sociale e di utilizzo dei dispositivi di sicurezza, tuttavia, è evidente come non si possa restare chiusi per sempre, sia per i problemi economici che ciò comporterebbe, ma anche perché restare fermi, significherebbe lasciare agli altri Paesi l’iniziativa, anche in questo ambito, e ciò ci penalizzerebbe senza ombra di dubbio a livello d’immagine nel mondo.

Inoltre, è necessario ricordare che una buona fetta di turisti che ogni anno scelgono il nostro Paese è attirata dal fascino del patrimonio culturale presente in Italia, così come la vivacità di alcune gallerie private porta nel nostro Paese molti stranieri.

Lo scorso mese di febbraio, la Chie Art Gallery di Milano, per esempio, ha portato ben 70 Giapponesi in Italia, per un suo evento, e parliamo di una piccolissima galleria del centro; provate a immaginare quante iniziative analoghe si determinino ogni anno in tutta Italia e potrete avere un’idea di che cosa significhi lasciare a piedi questo settore.

Per tale motivo, se da un lato la riapertura con buone regole di distanziamento e sicurezza porteranno beneficio a settori in ginocchio come quello artistico, i Trasporti, il Turismo e la Ristorazione, non riaprire potrebbe comprometterli per molti anni.

Così come ipotizzare chiusure, se i contagi risalissero, sarebbe l’omicidio delle piccole gallerie e tutto l’indotto che ruota loro intorno. (alberghi, trasporti, bar, ristoranti, operatori artistici…).

Per non morire per la malattia, si condannerebbero milioni di Italiani a morire di fame!

Anche perché non si capisce per quale motivo ci sia sicurezza in un supermercato, così come in una fabbrica, e non in una galleria dove le persone dovessero rispettare le stesse regole.

In verità, non si comprende neanche perché le stesse norme di sicurezza utilizzate da chi ha protestato in strada siano state oggetto di multe, ma questo è un altro argomento…

Perciò, riaprire. Ma come farlo in sicurezza?

In primo luogo, gli ambienti dovranno essere periodicamente sanificati e le strutture dovranno dotarsi di dispositivi di sicurezza di scorta, come gel lavamani agli ingressi, guanti e mascherine per gli utenti che ne fossero sprovvisti; altri strumenti di prevenzione sono telecamere interne ed esterne per valutare il rispetto delle distanze, evitando assembramenti.

In secondo luogo, la vendita di biglietti dovrebbe effettuarsi solo con prenotazione del posto, dividendo i flussi in un numero massimo di persone nel museo, in modo da garantire il distanziamento, prevedendo orari diversi per ciascun gruppo.

Le gallerie private, dovranno contingentare gli ingressi, solo su prenotazione, e prevedere inaugurazioni ripetute, con accessi in orari differenti.

I musei più grandi, dovrebbero prevedere guide museali per indirizzare i gruppi lungo percorsi diversi.

Queste dovrebbero essere norme da adottare nella fase due, cioè fino alla scomparsa della virulenza del virus.

Ovviamente, non è più il tempo delle chiacchiere: ci vogliono soldi e tanti, anche.

Adeguare i locali al distanziamento sociale, prevedendo strumenti di sorveglianza, costa parecchio, così come pretendere che Critici e operatori facciano più interventi ripetuti per suddividere le persone, creando gruppi meno corposi di utenti, ed è chiaro che gli enti privati non possano accollarsi tali spese, se non scaricandole sugli artisti, ma rischiando di non avere più movimento, poiché gli eventi diventerebbero insostenibili.

D’altro canto, nemmeno è pensabile ipotizzare di lasciarli fallire, perché, come già spiegato sopra, l’intera offerta culturale italiana attrae molti turisti dall’estero e muove masse di Italiani, alimentando l’economia dei quartieri in cui si svolgono eventi e rassegne, anche quando sono di enti privati e di modesta entità.

Se si ferma l’Arte, non chiudono solo le gallerie, ma rischiano di fallire altre attività limitrofe, come i negozi nelle vicinanze, i ristoranti, i bar, gli alberghi…

In una società interconnessa, come la nostra, siamo tutti nello stesso mare, solo che, mentre gli enti statali navigano su belle barche, tante realtà private, che non dispongono di uno yacht, devono restare a galla nuotando.

Solo lo Stato può scegliere se gettare un salvagente o decidere di voltarsi dall’altra parte, ma ciò dimostrerebbe che la vita delle persone non è sempre una priorità.

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