LA FASE 2 DELLA CACCIA AL COLPEVOLE

La fase Due della caccia al colpevole.

La prima settimana di Fase Due è scivolata via sulla falsariga di quelle della Fase Uno, ovvero senza prendere decisioni concrete e definitive, tra multe e follia, in perfetto stile italiano.

di Pasquale Di Matteo

Il decreto di aprile, slittato a maggio, ancora non si vede; pare che entro giugno sarà approvato, con un nuovo nome, e sarà lungo come tutti i poemi di Omero e di Virgilio messi insieme.

Dai reagenti per i tamponi al caos mascherine, il teatro della burocrazia ha visto il suo apice nella commedia di chi pretendeva che i farmacisti vendessero le mascherine chirurgiche a 50 centesimi + IVA, dopo che, fatture alla mano, le avevano acquistate a 90 centesimi + IVA.

Dell’ormai mitologica App Immuni, ai protocolli da seguire per le aperture, malgrado un numero di task force superiore a quelle messe in campo da tutti i contendenti della Seconda Guerra Mondiale, con oltre 450 presunti tecnici, tutto è ancora in alto mare.

Come se non bastasse, ci si è accorti dell’esiguo numero di donne in queste task force (il comitato scientifico 20 uomini su 20 esperti).

Lascia sgomenti il fatto che qualcuno abbia scoperto soltanto oggi che le donne, in Italia, quando si tratta di gestire potere reale o di prendere decisioni importanti, vengono sistemate da un’altra parte.

Meglio tardi che mai!

Ora arriva la gentile concessione del Premier; pensarci a marzo, evidentemente, era troppo difficile.

Nel mentre, la Corte Costituzionale tedesca lancia un monito al proprio governo, una sorta di avvertimento a non dare soldi a quelli del Sud, perché si è sempre terroni di qualcun altro.

Tanto, ora abbiamo sul piatto il MES, quel trattato che era una fake news e che invece… Narrato senza condizioni, anche se le condizioni ci sono, perché il meccanismo si regge su trattati che parlano chiaro e che in nessun modo possono essere modificati da lettere d’intenti o da verbali di assemblee, ma soltanto da altri trattati.

Poi c’è il teatrino della sanatoria per gli stagionali dell’agricoltura, con le dimissioni del ministro dell’Agricoltura, Bellanova; le classiche all’italiana, minacciate e nulla più.

L’importante è catturare l’attenzione dei media e ottenere visibilità.

Infine, l’ennesimo becero tentativo di cavalcare la paura per vendere qualche copia in più (e si spera solo per questo), con il famoso assembramento nella foto dei Navigli di Milano, scattata giovedì pomeriggio. Sono ore, del resto, che quell’immagine è accompagnata da un diluvio di critiche, sulla sconcertante mancanza di equilibrio e rispetto delle regole delle persone ritratte, nonostante in molti, compresi i quotidiani, si siano resi conto che la foto ha una messa a fuoco atta ad appiattire la prospettiva, accorciando la via e le distanze.

Sinceramente, comincio a dubitare della maturità di certuni e sono stufo di tutti quelli che non vedono l’ora di accusare gli altri, di puntare il dito, per scovare il ‘colpevole’.

Servirebbe responsabilità, invece troppi giocano a fare l’agente 007.

Tutto mentre i titolari di partita Iva che hanno tentato di protestare, hanno ricevuto in cambio multe, da parte delle forze dell’ordine, e anche le ingiurie dei fenomeni da balcone.

Ovviamente, le forze dell’ordine non possono far altro che applicare le norme introdotte, per non incorrere esse stesse in provvedimenti; si spera che siano poi le Prefetture a correggere la follia di tali norme, come già accaduto in Liguria, il mese scorso.

In conclusioni, a oggi servivano: piani per la produzione di centinaia di milioni di mascherine e di guanti; protocolli per le attività da riaprire; soldi, tanti soldi per risarcire dei danni chi è stato costretto a non lavorare; soldi per aiuti alle famiglie; soluzioni per i bambini, visto che molti genitori sono costretti a restare a casa, (ancora una volta, soprattutto donne), per seguire i minori.

Non abbiamo niente di tutto ciò. È ancora tutto nei forse e nei probabilmente, in attesa che le task force di 450 esperti finiscano di litigare e di dire tutto e il contrario di tutto.

I tifosi del governo se la prendono con chi non paga le tasse, senza che negli ultimi mesi abbiano fatto nulla per ridurre l’oppressione fiscale al 65%, con punte di 80%, che costringono molte partite IVA a lavorare in nero per non chiudere.

E non si comprende che il grave problema italico è legato all’elusione, che inizia con le sedi legali delle attività trasferite nei paradisi fiscali.

Ma prendersela con il piccolo professionista e il ristoratore è più comodo; e poi l’elusione, evidentemente, è un po’ più complicata da capire.

Insomma, questa Fase Due porta con sé gli stessi aspetti della Fase Uno, con qualche vincolo meno oppressivo. Anche la caccia al colpevole è la medesima.

Di cosa, non si sa.

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