CORONAVIRUS E COMUNICAZIONE: L’ARTE DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

Coronavirus e comunicazione: l’arte di un disastro annunciato

Amministratori con la mascherina in TV, Parlamentari con la stessa inutile precauzione in Parlamento, fino alla spettacolarizzazione dell’emergenza, stanno provocando danni alla nostra Economia il cui disastro si fa sempre più acuto di ora in ora, quando i problemi strutturali causati da anni di tagli e di austerità erano denunciati ogni giorno.

di Pasquale Di Matteo

Maurizio Cattelan è l’artista italiano più famoso al mondo, le cui provocazioni hanno aperto nuove frontiere dell’arte concettuale, orientate a smascherare la pochezza intellettuale e culturale della società del progresso, dove l’immagine e la voglia di apparire sono i veri nuovi dei.

Eppure, è bastata una particella piccolissima, invisibile a occhio nudo, perché l’Italia dimostrasse al mondo intero che Cattelan è un dilettante, se paragonato alla forza mediatica espressa dall’incompetenza di chi, invece, avrebbe dovuto mantenere nervi saldi, la prima e unica vera grande qualità di chiunque volesse rivestire cariche istituzionali.

Come affermato anche da alcuni dirigenti degli ospedali lombardi, il sistema sanitario è in affanno da tempo, ma le lamentele venivano sempre rispedite al mittente e si parlava di incapacità organizzativa, per non dover ammettere che la corsa ai privati e l’austerità adottata nel pubblico erano scelte scellerate.

Avevamo avvisaglie del problema coronavirus ormai da settimane, così come avevamo parametri a cui rapportarci in merito ai comportamenti da tenere in caso di contagio nel nostro Paese, osservando cosa avevano fatto fino a oggi Francia e Germania, per esempio.

La Germania, non dimentichiamolo, ha rapporti commerciali molto importanti con la Cina, a tal punto che ci sono diversi imprenditori e manager che volano ogni settimana da e per il Paese con la seconda economia mondiale.

Ma noi non potevamo osservare gli altri.

Noi siamo la patria di Colombo, uno che scoprì le Americhe per puro caso, credendo di essere giunto altrove.

Siamo il Paese che conquistò la Libia per farne il granaio d’Italia, (un deserto!!!), ma ricco di petrolio, che non fummo, ovviamente, capaci di scoprire.

Ma abbiamo anche avuto l’impero romano, la contaminazione di culture diverse, Leonardo da Vinci e Dante Alighieri.

Siamo il Paese che detiene oltre il 70% del patrimonio culturale di tutto il mondo.

Perciò, non potevamo agire come gli altri, né potevamo attenerci alle linee dell’OMS, che suggerivano di esaminare al tampone solo casi di pazienti con evidenti sintomi riconducibili al coronavirus, così come opportunamente fatto in Francia e in Germania.

No, invece di tenere un profilo basso, come tutti gli altri Paesi al mondo, il nostro governo e alcuni amministratori del Nord, prima instauravano un imbarazzante teatrino tra chi sosteneva che rischiassimo l’arrivo della Peste Nera, per cui si dovevano blindare gli aeroporti, chiudere i porti ed ergere fili spinati alle frontiere, e chi minimizzava, assicurando che l’Italia era perfettamente in grado di far fronte a ogni emergenza.

Infine, il dramma.

Dalla scoperta del paziente uno, a Codogno, governo e Regioni sceglievano la via della spettacolarizzazione della circostanza, annunciando misure incisive, rapide e che nessuno aveva ancora fatto nel mondo, senza nemmeno domandarsi il perché…

Scattavano migliaia di controlli a tappeto con i tamponi, con l’ovvio risultato di far crescere il numero di contagiati di ora in ora, quando si trattava, per la maggiore, di persone asintomatiche o con lievi raffreddore, tosse e febbre, come una normale influenza.

Intervenivano i massimi esperti di infettivologia e di virologia italiani, a rassicurare tutti, precisando che i primi casi di morte, così come quelli che si sono registrati fino a oggi, nulla hanno a che fare con il coronavirus in sé, ma con malattie gravi pregresse, come succede ogni anno per i morti di influenza, che è pericolosa per anziani e immunodepressi, ma dei quali, fino a dieci giorni fa, non importava evidentemente a nessuno.

Ma niente.

Seguendo i dati di Province, Protezione Civile, Regioni, governo, ministri, presidente, portavoci, gli Italiani erano bombardati da migliaia di morti, che restavano poche unità, come ogni anno per la polmonite, ma che rimbalzati dai media e ripetuti su ogni canale sembravano, appunto, migliaia.

E i politici, a cominciare da quelli con maggiori responsabilità, anziché mantenere la calma e osservare cosa avevano fatto i Paesi confinanti, li ritrovavi ogni due ore a reti unificate, ad annunciare misure senza senso, come la chiusura dei bar dopo le diciotto, perché, evidentemente, il virus padano era virulento al buio e innocuo in pausa pranzo.

Musei chiusi, eventi cancellati, scuole blindate; interi Comuni in quarantena.

Ebbene, tale spettacolarizzazione, il cui emblema resta l’immagine del governatore della Lombardia che annuncia una quarantena volontaria, ma con una bella mascherina sulla faccia benché senza alcun sintomo, vale molto più di qualunque banana di Cattelan, molto più dei 150 mila dollari di quell’opera concettuale, così come è ben più disarmante della rappresentazione del grande artista italiano.

La spettacolarizzazione che si è data al coronavirus è la dimostrazione evidente e incontrovertibile dell’inadeguatezza di un’intera classe politica, senza ideologie e senza identità, se non quella del dare addosso all’avversario con ogni mezzo, seguendo la ridicola equazione per cui alla disonestà corrisponderebbe l’incompetenza e viceversa.

I nostri politici, soprattutto quelli dei partiti e dei movimenti più forti, non sono altro che un esercito di persone senza idee, completamente assuefatte al pensiero unico europeo della Finanza, come dimostrano le leggi che un tempo erano riconducibili al Liberismo di destra approvate, invece, da governi di sinistra.

Dopo la stagione di Mani Pulite, certamente è emerso un sistema in cui vi erano flussi di denaro che ungevano buona parte dei politici, ma con la scusa dell’onestà, si sono perse spessore culturale e competenze.

Ve lo immaginate un Andreotti andare in TV con la mascherina a seminare il panico, tra una popolazione che solo due giorni prima aveva svuotato i supermercati? Un Craxi, un Moro?

I politici definiti ladri e casta dall’opinione pubblica di oggi erano, però, anche quelli in grado di sostenere un contraddittorio senza esasperare i toni, nel rispetto del reciproco pensiero, con proprietà di linguaggio che rappresentavano le competenze che incarnavano, mentre oggi è un tutti contro tutti, con espressioni da bar dello sport, senza alcun tipo di ideologia, con personaggi che puoi ritrovare in un partito avverso dal giorno alla notte, a portare gente in piazza contro le politiche votate fino al giorno prima, perché l’importante non è più ciò che dici e cosa pensi, ma vincere, avere voti, avere fama e notorietà e sconfiggere l’avversario, non più tale, bensì nemico da abbattere.

Un tempo, i politici usavano parte del denaro che ricevevano anche illegalmente per circondarsi di consiglieri all’altezza in merito ai temi più affini alla gestione della cosa pubblica, mentre i protagonisti di oggi si circondano di professionisti dei Social, bravissimi nel confezionare pubblicità immediate, usa e getta, sempre sul pezzo e sulle vicende del momento, ed efficacissimi quando si tratta di demonizzare l’avversario politico per il proprio tornaconto, e che in questa emergenza, hanno badato a ciò che sanno fare meglio, ovvero all’aspetto mediatico e al ritorno d’immagine del singolo politico nei confronti dell’opinione pubblica.

Peccato che un Paese non funzioni soltanto con la notorietà, ma principalmente per il funzionamento del suo cuore, ovvero l’Economia.

Infatti, se è vero che la salute è il diritto fondamentale dell’uomo, l’Economia va preservata prima di ogni altra cosa (a meno che non sia causa di malattie), perché ospedali, medicine, infermieri, medici, sale operatorie, Facoltà universitarie di medicina, macchinari all’avanguardia, strumenti, pulizia degli spazi… Tutto si muove in funzione dei soldi e, non a caso, i Paesi più sviluppati del pianeta sono anche quelli con i servizi sanitari all’avanguardia, più efficienti e puliti.

Ma noi siamo artisti e ora il mondo non vede l’Italia come un Paese colpito da casi di coronavirus, come accade per la Francia, per gli Stati Uniti o per la Germania, ma come untori del mondo occidentale, anche perché pare che da noi non sia giunto il ceppo cinese, ma si sia sviluppato nelle campagne lombarde.

Fatto sta che, italiano o trasportato da qualche manager tedesco che era stato in Cina, il virus è arrivato anche da noi e ha dimostrato tutta la fragilità comunicativa italiana.

Per non dover ammettere che i nostri ospedali non possono reggere emergenze poiché sottodimensionati dai tagli e dalle politiche di austerità volute da Monti e da Renzi, ma cominciate con il Privato è più Bello dei governi Berlusconi, si è tentato di far passare un’influenza acuta come fosse la Peste, nella speranza che il virus non si diffondesse e non intasasse gli ospedali, con 70 mila posti letto falcidiati e 50 mila tra medici e infermieri cancellati in dieci anni.

Un disastro annunciato e argomentato quotidianamente, ma che vedeva questa nuova classe politica dominante accusare di disfattismo, comunismo, cattocomunismo, allarmismo e chi più ne ha, più ne metta, chiunque criticasse i tagli e mettesse in guardia.

E oggi?

Beh, come il più grande degli artisti, come un’opera mai vista prima, la virulenza della spettacolarizzazione della nostra politica ha acceso i riflettori sull’Italia, tanto che ogni giorno aumenta la lista di Paesi che interrompe i rapporti commerciali con il nostro, cancellando voli da e per l’Italia, mentre le cancellazioni delle prenotazioni superano il 90%.

Il settore del Turismo è ormai in ginocchio, mentre il commercio piange, a parte i supermercati che hanno già venduto per il prossimo mese e mezzo.

Il comparto industriale ha subito un danno d’immagine e di competitività che è incalcolabile.

Un primo tentativo abbozzato dei danni parla di 27 miliardi di euro soltanto per il primo trimestre, cifra che non tiene conto dei restanti mesi dell’anno, in cui il disastro potrebbe diventare esponenzialmente maggiore, con migliaia di licenziamenti e imprese chiuse, nonché di strutture in vendita.

Ci si è scandalizzati perché la banana di Cattelan valeva 150 mila dollari, perché non si comprendeva il messaggio del suo profondo concetto, geniale nella sua semplicità, ed ora, per le stesse lacune di comprensione, per manifesta ignoranza culturale e per l’incompetenza di un’intera classe dirigenziale, abbiamo trasformato l’immagine con la mascherina e le conferenze stampa in installazioni al cui confronto le opere di Picasso, di Van Gogh e di Leonardo valgono pochi spiccioli.

Una società che vive dell’immagine, incapace di andare oltre ciò che osserva e quanto le si racconta è una società facilmente suscettibile alla paura, motore per tutti i dispotismi della storia.

In una società così, anche una comunicazione disastrosa, da elefanti in una cristalleria, può diventare arte il cui valore è inestimabile.

Peccato che non ci sarà nessun collezionista a pagarci, ma costerà caro a ciascuno di noi.

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