EMERGENZA CORONAVIRUS: IL FALLIMENTO DELLA POLITICA DEI TAGLI

Emergenza coronavirus: il fallimento della politica dei tagli

Per anni ci hanno raccontato che la sanità pubblica era un carrozzone che ci costava troppo e che bisognava tagliare per rispettare i vincoli europei, mentre i privati avrebbero sopperito alle mancanze, ma l’emergenza coronavirus, con gli ospedali che rischiano il collasso e i privati non pervenuti, smentisce tale teoria.

di Pasquale Di Matteo

All’inizio, il panico è stato generato dal fatto che la situazione fosse gravissima, perché il coronavirus era fortemente contagioso, perciò letale per un numero x di persone.

Tutti ad ascoltare i virologi star in tv, che prefiguravano scenari con tassi di mortalità elevati e l’Italia che sarebbe diventata un Lazzaretto.

E guai a dare credito a professionisti del calibro di Giancarlo Icardi, direttore del dipartimento di igiene dell’Università di Genova, o Matteo Bassetti, primario e direttore della clinica di Malattie Infettive del San Martino di Genova e presidente della Società italiana di terapia anti-infettiva, o ancora Maria Rita Gismondo, Professore Associato Confermato del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “L. Sacco” di Milano.

Tutti costoro stanno spiegando incessantemente da venerdì 21 febbraio che tutti i casi di decessi non sono attribuibili al coronavirus, ma alle malattie pregresse dei pazienti, spesso ultrasettantenni, proprio come avviene ogni anno per polmoniti e influenze, senza dimenticare malattie che debilitano il sistema immunitario, tipo le leucemie; spiegano, inoltre, che la maggioranza dei pazienti posti in terapia intensiva necessita solo di una ventilazione supplementare e non trattasi di persone in pericolo di vita.

Tuttavia, dopo alcuni giorni in cui costoro risultavano semplicemente “signori” e non Dottori, opinione pubblica e giornalisti hanno cominciato a svegliarsi dall’inganno mediatico di una parte della stampa, sciacalla nel tentare di accaparrarsi lettori con titoli da denuncia per il panico sollevato, e di una parte della politica, soprattutto quando ci si è resi conto del fatto che, mentre i Dottori di cui sopra erano negli ospedali a lavorare per il bene di tutti, le star in tv, quelli che definivano chi lavorava nei reparti “signori”, pontificavano, con dati più allarmanti, con un bel libro in uscita nelle librerie.

Allora, quasi magicamente, ecco che regioni, governo e media parlano finalmente del vero e unico problema: i nostri ospedali non sono attrezzati per un’emergenza di massa, perché non ci sono i posti letto necessari per mettere in terapia intensiva un numero esponenziale di possibili pazienti.

Strano, quasi surreale tale affermazione.

L’Italia è quel Paese in cui c’erano i Montiani e i Renziani, quelli che tifavano per i tagli alla Sanità pubblica e per le politiche di Austerità, quelli che applaudivano per i soldi dati al settore privato.

Quelli che quando gli ospedali si lamentavano, sostenevano che il problema non fossero i 70000 posti letto tagliati e i 50000 operatori (medici e infermieri) in meno, ma soltanto le cattive gestioni organizzative, tanto che qualcuno li aggrediva, sostenendo fossero “lazzaroni, politicizzati, la casta dei medici…”.

Quelli che ridevano quando qualcuno faceva notare che ad alcuni chirurghi, (anche a Crema) veniva chiesto di lavorare oltre la pensione, perché la legge impedisce di sostituire tutti, proprio in virtù dei tagli.

Ora, tutti attenti ai problemi degli ospedali, anche quelli che applaudivano Monti e Renzi, perché i tagli li chiedeva l’Europa, la stessa Europa che plaude alle nostre misure schizofreniche, ma che invita i cittadini dei rispettivi Paesi a non mettere piede in Italia e non ci pensa proprio a generare lo stesso panico causato dai nostri geni di Pragmatica al governo.

Sarebbe esilarante dibattere con Conte, Speranza, Guarnieri e Di Maio di Paul Watzlawick, Paul Ekman, Elihu Katz o Noam Chomsky.

Esilarante, ovviamente, è un eufemismo, inoltre.., loro non hanno tempo per la cultura, sono uniti per la nazione… Per affossarne l’Economia, in nome del disastro sociale chiamato Austerity, ma meglio scaricare le colpe sul coronavirus, in modo da dare in pasto altri argomenti al popolo belante.

E l’Italia è anche il Paese in cui nel 2017 sono morte 13471 persone di Polmonite. (Fonte Istat).

Ma all’epoca non fregava nulla a nessuno dei nonnini, non erano persone, anzi, non facevano nemmeno notizia, mentre oggi tutti si commuovono; quelli del 2017, evidentemente, stavano sulle palle a qualcuno, altrimenti non si spiega.

Ma guai a parlare di Austerità e di tagli alla Sanità, perché la colpa è del coronavirus, la malattia che per il governo era ingigantita dalla Lega per cavalcare il razzismo, quella per cui, ancora i primi giorni di febbraio, non c’era un problema per l’Italia, perché eravamo pronti e tutto era sotto controllo.

Insomma, da qualunque punto di vista si voglia guardare questa storia, (mediatico, politico, in termini di efficacia, sociale, nei suoi risultati immediati e più lontani nel tempo), c’è un solo termine pertinente: incompetenza.

Ma tutto ciò non è solo colpa del governo o delle Regioni, che si passano la palla delle responsabilità per attuare o meno azioni ultra restrittive non tanto per convinzione, ma come alibi per eventuali futuri avvisi di garanzia.

Immaginate un governo che dovesse dire NO a una regione del nord che volesse applicare interventi di chiusura… “E se arriva un avviso di garanzia e i governatori dicono che avevano chiesto la chiusura?”…

Ovvio che il governo chiude, anche solo per tutelarsi, cosa che, in un Paese dove basta alzare la voce in una litigata per vedersi querelati da un vicino, è anche comprensibile.

Ora, molti esperti virologi ci confermano che il virus era in Italia almeno dal mese di gennaio, cosa che rende quasi inutili le quarantene e tutto l’allarmismo che ne è conseguito, nonché i disastri d’immagine ed economico, perché è ovvio che ogni persona che incontriamo al supermercato, sul treno, sull’autobus, per strada, può essere contagiato.

Servirebbe tumulare tutti in casa, ma moriremmo di fame rapidamente.

E poi visto che gli anziani sono soggetti più a rischio, non sarebbe stato meglio riaprire le scuole ed evitare il contatto dei bambini con i nonni, almeno per un po’?

Così, dovendoli tenere a casa, mentre i genitori sono al lavoro, i nipoti potrebbero portare loro in casa il virus, contratto dai genitori, a loro volta contagiati al lavoro o al supermercato…

Fatto sta che, lasciando perdere i problemi strutturali e gravi causati dalla chimera dell’Austerità e dei tagli selvaggi, l’ allarmismo ingiustificato, il brancaleonismo e le misure schizofreniche hanno provocato un danno d’immagine probabilmente irreparabile, se non dopo anni.

E, secondo gli studiosi del Ref Ricerche, il danno economico è quantificabile tra i 9 e i 27 miliardi di euro, con industria e commercio in grave crisi e turismo in ginocchio, con picchi di cancellazioni del 90% in tutto il territorio, soprattutto nelle città d’arte.

E va tenuto in considerazione il fatto che lo studio non parla degli strascichi per tutto il 2020, ma prende in esame soltanto il primo trimestre.

D’altro canto, come si può pretendere che dall’estero ascoltino i nostri appelli a venire a visitare l’Italia, quando diamo l’immagine di un Lazzaretto e quando sussiste la possibilità di trovare musei, teatri e monumenti chiusi?

Problemi che sono gravi per i dipendenti di molti settori, che comunque possono godere di ammortizzatori sociali, ma che sono devastanti per chi lavora in campo artistico, sostanzialmente privo di tutele e senza alcun tipo di entrata in questo momento, a cominciare dagli attori di teatro ai cantanti da pianobar, fino agli strumentisti, ai costumisti, agli attrezzisti, ai tecnici…

Una situazione globale per la quale bisognava dimostrare più attenzione, perché non è ammissibile spegnere una nazione per paura di morire, poiché la si conduce verso il baratro.

E, mentre Mario Monti blatera ancora di deficit e di debito (quando le politiche di contrazione del debito hanno totalmente fallito, generando nuovi record di debito ogni anno) e propone una presenza ancora più incisiva dell’Europa, dopo che ci troviamo in questa situazione proprio per aver seguito le imposizioni dell’Europa, verrebbe da chiedersi chi possa trarre vantaggio dal brancaleonismo del nostro esecutivo e dalla leggerezza con la quale è stata affrontata la questione a livello mediatico.

Qualcuno ha fatto notare che Italia e Cina avevano firmato il famoso accordo LA VIA DELLA SETA, che poneva l’Italia in una posizione di primo piano a livello commerciale con quella che si apprestava a superare l’Economia degli Stati Uniti, diventando la numero uno al mondo; oltretutto, la Cina stava avvicinandosi a livello diplomatico alla Russia di Putin, relegando gli Stati Uniti a semplici spettatori sullo scacchiere mondiale.

Ma, come spesso accade nel nostro Paese, appena un individuo si permette di mettere in discussione Atlantismo e americanismo finisce con il diventare un complottista, con buona pace dell’intelligenza socratica del porsi dubbi e domande.

D’altronde, è vero che siamo il Paese custode di buona parte della cultura del mondo intero, ma siamo anche un popolo che svuotò i supermercati allo scoppio della prima Guerra del Golfo, in Iraq, lontano migliaia di chilometri da noi, e che tutti gli indicatori pongono l’Italia agli ultimi posti per libri letti ogni anno in Europa.

Semmai, stupisce che qualcuno sia scioccato dal fatto che molti abbiano svuotato di nuovo i supermercati anche questa volta!

Senza contare il fatto che, ormai da anni, emerge che molti Italiani non comprendono un testo scritto.

Se, infine, consideriamo la tesi di Joseph De Maistre, per cui Ogni popolo ha il governo che si merita, di cosa vogliamo lamentarci, se l’intera classe politica non sembra esprimere di meglio?

Perciò…

Ospedali al collasso per colpa dei tagli selvaggi e dell’austerità?!

Ma che bazzeccole, è solo colpa del coronavirus, ovviamente.

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