SERVONO ARTE E CULTURA CONTRO PANICO E MISURE PSICOTICHE

Servono arte e cultura contro panico e misure psicotiche.

Dalle reazioni esasperate, alla psicosi collettiva con cui la popolazione ha reagito all’emergenza coronavirus, fino al danno d’immagine ed economico provocato, si dimostra come in Italia vi sia un’epidemia di ignoranza, per la quale servono immediatamente più arte e più cultura.

di Pasquale Di Matteo

Ormai, anche molti medici cominciano a interrogarsi sull’effettiva letalità del coronavirus.

Per il presidente dell’ordine dei medici di Genova, Alessandro Bonsignore, aver deciso di inserire tutti i morti giornalieri d’Italia nel numero dei decessi per coronavirus costituisce un serio problema per il nostro Paese.

Una gestione che doveva alimentare la narrazione di una propaganda atta ad ingigantire la paura, per far digerire provvedimenti anticostituzionali e lesivi delle libertà fondamentali sanciti dalla Costituzione.

Una gestione spasmodica e improntata sulla spettacolarizzazione da Grande Fratello che ha disintegrato l’Economia del nostro Paese.

In primo luogo, l’imbarazzante impreparazione di una classe dirigente, capacissima e perniciosamente efficiente quando deve lavorare all’opposizione, scavando negli armadi degli avversari e cavalcando le opinioni più largamente condivise dai cittadini, per ottenere consenso, ma incapace e assolutamente non in grado di assumersi responsabilità quando c’è da prendere decisioni serie per l’intera nazione.

Tanto che, coloro i quali volevano tagliare drasticamente il numero dei Parlamentari, perché, a loro giudizio, c’era troppa gente a decidere e da pagare, sono stati quelli capaci di delegare le decisioni politiche a centinaia di tecnici, sconosciuti ai più e privi di alcun mandato popolare.

Fino ad arrivare ai DPCM, atti amministrativi che qualunque costituzionalista degno di tale apposizione dichiara essere carta straccia, ma per mezzo della quale un uomo solo al comando ha obbligato imprese e partite Iva a cessare ogni attività lavorativa, in cambio di risarcimenti fatti di prestiti da chiedere in banca, mentre nelle altre nazioni venivano dati soldi direttamente in mano ai cittadini, a fondo perduto.

Altro elemento che balza all’occhio è l’impreparazione del nostro Sistema Sanitario a far fronte a un livello di ospedalizzazione per tantissimi malati acuti in caso di pandemia, cosa che manifesta in tutta la sua disarmante verità l’effetto dei tagli selvaggi provocati in virtù delle politiche di austerity introdotte da Mario Monti e proseguite poi in misura importante dai governi Renzi e Gentiloni, ma nemmeno invertite da quelli Conte.

Infatti, negli ultimi anni si sono cancellati 70000 posti letto e 50000 operatori sanitari, tra medici e infermieri.

La corsa alle privatizzazioni del settore si sta dimostrando un disastro, perché, come si evince da questi giorni, è sostanzialmente solo il servizio pubblico ad essere impegnato in prima linea nella battaglia contro l’endemia delle infezioni, perché il primo soccorso è soltanto un costo per il privato, perciò è chiaro che bisognerà rivedere la politica della contrazione del debito, fatta di tagli, tasse e deleghe ai privati.

Infine, il ruolo dei media e dei Social, che in queste ore hanno alimentato la psicosi, con i danni in termini economici sotto gli occhi di tutti, andrebbe discusso, almeno in stati di emergenza, prevedendo questionari di cultura generale a chiunque abbia un profilo o volesse aprirne uno. Ovviamente, chiusi in una stanza, da soli, senza telefono e senza accesso al Web!!!

Indicativamente, in Italia muoiono più di 11000 persone all’anno a causa della Polmonite. (Fonte Istat: nel 2017 furono 13471).

Ogni giorno muoiono 1700 persone in Italia (circa 650.000 all’anno).

Ora, immaginate se i media dovessero aggiornare i dati quotidianamente, cioè affermare: “anche oggi sono morte 1349, 2000, 1690… persone”.

Di influenza muore circa una persona ogni 36 ore (detta così fa più senso di 200/300 all’anno vero?).

E considerate che, se è vero che i contagiati da influenza stagionale sono circa 6 milioni ogni anno, è pur vero che in tale statistica rientrano anche i furbetti del raffreddore, della dissenteria e della febbre inventati per farsi una settimana di malattia, i cui certificati medici parleranno di sintomi influenzali senza, di fatto, alcun tampone ad accertare l’influenza, e spesso senza neppure una visita che comporti il sollevarsi dei glutei del medico di famiglia dalla sedia.

Tuttavia, non ha ragione Mario Monti, quando sostiene che in questi casi bisognerebbe chiudere Social e TV e lasciar parlare soltanto a reti unificate il presidente del Consiglio.

Ciò sarebbe espressione della più becera forma di dispotismo, fascista o comunista che sia.

Credo, invece, che la gente debba sapere ed essere informata, ovviamente in maniera vera, reale e senza creare psicosi, tenendo conto degli effetti sui settori produttivi che tengono in piedi lo Stato.

Ritengo, inoltre, che esprimere opinioni e sollevare dubbi e discussione sia il sale della democrazia, un elemento fondamentale del vivere civile e perciò irrinunciabile, tuttavia, le fake news, ovvero notizie e dati non veri offerti in pasto all’opinione pubblica come certi andrebbero impediti: parlare di morti per coronavirus, quando, nella realtà dei fatti, si tratta di pazienti sì affetti da coronavirus, ma morti per le complicazioni di malattie gravissime pregresse, è un dato falso, che falsifica la narrazione degli ultimi mesi.

Così come i programmi televisivi dovrebbero essere obbligati a ospitare esperti in materia con le diverse tesi: il noto virologo Burioni ha ovviamente il diritto di esprimere le proprie opinioni, anche quando servono a fargli vendere i libri, ma uno Stato civile non si può permettere il lusso di lasciarlo da solo, senza contraddittorio con altro esperto che la pensi in maniera differente, soprattutto quando si tratta di chi è stato nominato al Nobel, e magari lo ha vinto, mentre il Burioni veniva bocciato a tutti i concorsi per cattedre universitarie.

Allo stesso tempo, bisognerebbe lavorare sul livello culturale della nazione, perché non è possibile che la Sinistra abbia idolatrato per anni lo stesso Burioni, quando apertamente contro i No VAX, per poi isolarlo nel momento in cui appoggiava le tesi di Salvini e dei governatori delle regioni settentrionali sulle misure preventive da adottare contro il coronavirus, che, all’analisi dei fatti, avrebbero evitato qualche morto e ridimensionato il disastro economico.

Da idolo e scienziato prestigioso si è trasformato in un becero fascioleghista, salvo tornare a rivestire il ruolo di guru onnisciente, quando tutti gli altri virologi e infettivologi hanno ridimensionato le sue tesi, perché serviva giustificare le psicotiche misure adottate.

E in un Paese come il nostro, in cui la gente non cerca opinioni per capire, ma per ribattere ai nemici, il gioco funziona.

Ho letto anche articoli che esprimevano solidarietà ai provvedimenti presi dai politici, motivati dal fatto di sedere su poltrone scomode.

Per certi versi, tale tesi è condivisibile, ma non mi risulta vi sia una legge che obblighi qualcuno a diventare sindaco, presidente o ministro, perciò, quando uno ritiene di essere all’altezza della situazione, tanto da candidarsi, deve almeno sapere che, in casi del tutto eccezionali potrebbe essere chiamato ad assumersi la responsabilità di un Paese intero, di milioni di imprenditori con decine, centinaia, migliaia di Italiani alle dipendenze, con milioni di bambini il cui futuro potrebbe dipendere da quell’unica scelta.

Perciò, bisognerebbe almeno avere un briciolo di attributi e di facoltà riflessive per pensare alle conseguenze.

E proprio per tale ragione, sarebbe opportuno dotarsi di piani d’azione A e B, ma non soltanto nella Sanità, ma anche nell’Economia, nei rapporti commerciali, attualmente sbilanciati verso l’atlantismo.

Il pensiero unico, come abbiamo visto, è un disastro, poiché, quando pensi che tutto sia sotto controllo rischi di sottovalutare il problema, mentre quando dai retta a chi prospetta la fine del mondo, finisci con l’assestare un duro colpo all’Economia del Paese, al suo cuore pulsante.

E quando quella parte d’Italia che non pagherà più le tasse, che cancellerà le multe per evidente impossibilità di far fronte alle spese, andrà perseguita e ulteriormente multata?

Quando non saranno 20/30 soggetti, e neanche 2/3000, ma 5/6 milioni, a nessuno viene in mente che possano unirsi ed entrare nei palazzi del potere e nelle questure a scrivere nuove pagine di Storia???

E quand’anche il governo, che molti definiscono il migliore di sempre, riempisse altre carceri con lo tsunami di evasori, chi pagherà gli stipendi agli statali, a cominciare dagli sceriffi e dai sanitari???

Quando molti quartieri delle nostre città vedranno chiudere le attività, isolando anziani e più deboli, e diventando preda per prostituzione e spaccio, cosa diranno i cittadini quando vedranno crollare persino il valore dei loro immobili?

Del resto, la lungimiranza è cosa da statisti.

Al governo migliore di sempre e ai suoi tifosi basta l’immediatezza del Grande Fratello, come si evince.

Bisogna ripensare a tutto il sistema del vivere, a cominciare dalla globalizzazione, dall’americanismo, dai confini, dai rapporti commerciali e da come rendere la politica più efficiente.

Non fare nemmeno tesoro degli errori fatti, significherebbe aver fallito in toto.

Perciò, in un Paese in cui l’unica vera pandemia è l’ignoranza, il basso livello di vendite di libri e di fruizione di arte e cultura, sono proprio queste ultime gli elementi indispensabili su cui puntare per il rilancio del Paese, anche spingendo le persone ad acculturarsi, prevedendo bonus nella spesa e sgravi fiscali a chi scelga di sottoporsi a test di cultura generale, per esempio.

Ora, calcolando che esponenti di governo isterici non sono più credibili in caso di elezioni, perché palesemente inadeguati sotto pressione, e in virtù del fatto che all’opposizione non ci sia altro se non chi cavalca la paura, credo che la più pericolosa pandemia in Italia sia quella dell’assenza di politici capaci, seri, credibili e con un briciolo di attributi indispensabili per gestire una popolazione con criterio e buonsenso in casi di emergenza.

E, ripeto, piantiamola con chi giustifica i politici con “non vorrei essere nei loro panni”; “devono prendere decisioni che…”.

Nessun presidente, né alcun ministro, è stato obbligato a portare fardelli, ma si è presentato liberamente, candidandosi ai ruoli che riveste, che poteva anche rifiutare.

In nessun altro Paese del mondo si sono viste decine di task force, con centinaia di membri a cui delegare le scelte!

Prendono parecchi soldi, e io sono tra quelli che sostengono che ne dovrebbero prendere anche di più, proprio in virtù delle responsabilità che hanno, ma, per favore, quando si ha la responsabilità di milioni di cittadini, di imprese, alberghi e attività, in un mondo globalizzato per cui uno starnuto può far crollare le borse e bruciare miliardi di euro, delle due una: o si dimostra di avere nervi saldi e attributi, infischiandosene dei sondaggi e delle scemenze sparate in TV da star della medicina, mentre i professionisti seri cercano di salvare vite, quindici ore al giorno, oppure si è onesti e si rassegnano le dimissioni.

Ed è chiaro che, vista la palese incapacità di questa classe politica di gestire le situazioni sotto pressione, con conseguenze drammatiche per l’intero Paese, e viste le politiche scellerate di questi ultimi anni, che hanno decimato posti letto e personale medico, non si possono escludere discese in campo di atre figure per il bene della collettività se chiamati a contribuire a rinnovare una classe politica inadeguata, anche quando fino a oggi non ammaliati dalla politica.

Un tempo, avevamo leader di primo livello, come Moro, Berlinguer, Almirante, Andreotti, e dietro di loro c’erano persone di spessore come Fanfani, Bertinotti, Zaccagnini, mentre i leader di oggi hanno un linguaggio esacerbato, in cui sulle argomentazioni prevale l’offesa dell’avversario, e dietro tali personaggi non c’è altro, se non gruppi di esperti in sondaggi e in propaganda social.

Al grido di “Onestà”, si è criminalizzata una classe politica di competenti per trovarci onesti incapaci di disegnare una O con un bicchiere.

E riprendeteveli gli onesti, ma ridateci i competenti!

Tuttavia, l’Italia ha l’occasione di ripensare all’intera struttura dello Stato, ai ruoli di ciascuno, cominciando proprio dal motore, dal tessuto economico, ma per farlo, vanno azzerate le logiche imperanti di partiti e movimenti che si fanno la guerra per dividersi gli umori dell’elettorato, per poi governare a braccetto, facendo il contrario di quanto promesso nelle campagne elettorali.

L’Italia ha bisogno di più arte, di più cultura, di tornare a filosofare al di fuori del pensiero unico, uniformato a quanto ottriato dall’Europa, per cercare anche altre forme di Stato, altre idee di società e di futuro, con un senso di responsabilità che in questi giorni è stato, purtroppo, latitante.

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