LA GRANDE ARTE GIAPPONESE A MILANO

LA GRANDE ARTE GIAPPONESE A MILANO

Domenica 23 febbraio, la Chie Art Gallery ha ospitato il vernissage di una suggestiva mostra di artisti giapponesi, che hanno presentato a Milano, per quattro giorni, delle stampe su tela in miniatura di altrettante opere originali, esposte in contemporanea nel Principato di Monaco.

di Pasquale Di Matteo

COLLEZIONE D’ARTE GIAPPONESE A MILANO, questo è il titolo scelto per l’Italia dall’organizzazione di Reijinsha.Co., Ltd, una delle più importanti associazioni artistiche giapponesi e tra le più attive del pianeta, con eventi espositivi in tutto il mondo.

Anche in questa occasione, infatti, l’associazione ha proposto l’arte di circa ottanta artisti nipponici, esponendo le loro opere in contemporanea a Monaco, presso l’AUDITORIUM RAINIER III.

L’evento nel Principato monegasco è giunto alla sua quattordicesima edizione, e, per la prima volta, quest’anno è stata l’Italia l’altra nazione ospitante dell’esposizione in contemporanea, nella fattispecie la galleria Chie Art Gallery di Milano.

Si è trattato di una collettiva in cui sono state mostrate al pubblico milanese tutte le espressioni artistiche del Giappone, una prospettiva esaustiva del fascino dei colori e dei tratti del Sol Levante.

Il pubblico milanese ha risposto in maniera positiva, lasciando anche molti commenti scritti su apposite schede da compilare, in merito alle suggestioni provate e alle preferenze sulle opere.

Venerdì 21 febbraio, la delegazione di artisti giapponesi, capeggiati dal Presidente di Reijinsha, il Dott. Kazuo Noguchi, ha assistito al vernissage nel Principato, mentre a Milano lo stesso evento si è ripetuto domenica 23 febbraio.

A presentare gli artisti è stato il Critico d’Arte Pasquale Di Matteo, il quale, pur considerando la limitazione di tempo per le disposizioni della Regione, conseguente all’emergenza coronavirus e alla cena fissata immediatamente dopo l’evento, ha comunque speso delle parole per ciascuno dei diciannove artisti presenti.

Anche per tutti gli altri, Di Matteo e Noguchi si sono prestati alle fotografie di rito con in mano gli attestati di quelli rimasti in patria.

Pasquale Di Matteo ha sottolineato l’eleganza e l’importanza di questo scambio culturale, soprattutto in virtù dell’amore incondizionato per il Giappone di una numerosa nicchia di cultori italiani.

Le opere presentate vanno dall’eleganza della tradizione del tratto degli ideogrammi, alla suggestione dei panorami onirici offerti dal Giappone, passando attraverso l’arte figurativa di artisti di prim’ordine, a quella ricca di suggestioni di validi attori dell’astrattismo.

Fiori, primavera e colori, ma anche storia e tradizioni sono stati i temi più gettonati, in una catarsi di emozioni che si è divulgata attraverso le differenti espressioni stilistiche.

Nei confronti degli artisti presenti, Pasquale Di Matteo ha espresso parole di apprezzamento, sottolineando gli aspetti poetici delle opere, anche per l’impossibilità di valutare approfonditamente i lavori in assenza degli originali.

LA GRANDE ARTE GIAPPONESE A MILANO: LE PAROLE DEL CRITICO PASQUALE DI MATTEO

Kanae Ohashi parla un linguaggio tradizionale, che si rifà al cartone animato, raccontando i temi importanti dell’uguaglianza, della fratellanza e della libertà, temi che hanno dato il via a importanti rivoluzioni nella storia dell’essere umano.

Le persone, proprio come i personaggi posti nelle nicchie a sinistra in solitaria, non sono nate per restare isolate, per puntare all’egoismo, che, purtroppo, anima la società contemporanea, in quella che è una sempre più preoccupante perdita dei valori di un tempo, ma l’essere umano è un animale sociale, capace di raccontare storie e di scrivere pagine importanti assieme agli altri, in comunità.

Kanae Ohashi ci racconta tutto ciò attraverso la sua opera.

L’opera presentata da Takako Kato è un’esplosione d’energia, in cui il rosso è l’elemento principale, così come la sostanza che rende vivo ciascuno di noi, ovvero il sangue.

Il bagliore bianco, posizionato al centro, è l’origine di tale energia, da cui tutto prende forma; il bianco è il colore del cambiamento, dell’apertura alle novità ed è singolare il fatto che l’artista lo ponga come punto d’origine, a manifestare un animo desideroso di cambiamenti e di ritagliarsi uno spazio importante, attraverso un’energia vitale che agita dentro e spinge a esternare le proprie emozioni.

L’opera di Eiko Namba lega elementi fondamentali della sfera umana, ovvero l’arte musicale e la natura.

D’altronde, l’espressione artistica è quanto di più vicino alla grandezza della natura a cui l’uomo possa ambire e si tratta di due manifestazioni della bellezza del creato.

Tale accostamento denota come l’artista auspichi un mondo in cui l’essere umano è soprattutto se stesso e quanto riesce a esprimere dei propri sentimenti e non più l’immagine e le maschere che la società contemporanea ci obbliga a indossare, seguendo mode e modelli di successo.

L’opera di Yuko Yamada è un inno alla giovane età, alla frizzante vivacità del fanciullo, dei sogni e degli ideali dei più giovani.

Si tratta di una presentazione a metà tra il gioco e la metafora, in cui quest’ultima prende il sopravvento, per augurare a tutti di non perdere mai di vista il bambino che è in noi, perché solo attraverso gli occhi di un bambino si può sviscerare il presente mettendo al primo posto, come parametro, le emozioni e non l’aridità del ragionamento.

L’opera proposta da Noah è un’esplosione di amore e pace, una richiesta prepotente che l’artista fa al mondo intero, attraverso questa sfera luminosa satura di cuori tinti con diverse tonalità di blu.

Il blu è il colore della meditazione, dell’esaltazione della parte più inconscia dell’essere umano, che qui l’artista pone al centro dell’attenzione, per ricordarci che ogni uomo e ogni donna del pianeta, ogni persona in genere è legata agli altri attraverso quella magia inspiegabile e fantastica che chiamiamo vita.

L’opera di Mutsuko Kitami è un’elegante rappresentazione sospesa tra il sogno e la realtà, la declinazione di un animo sensibile e romantico attraverso i colori.

L’artista auspica un arcobaleno, simbolo di pace per antonomasia, che termini il suo emiciclo oltre un monte completamente innevato, stimolo attraverso cui invita tutti gli esseri umani a cambiare, a volgere lo sguardo verso un nuovo orizzonte, fatto di uguaglianza, di rispetto reciproco e di pace.

Fumiko Noma ci porta nel mondo animale, elemento che già manifesta l’intenzione di ricondurre l’uomo alla natura e all’ambiente in cui vive.

Due cervi, apparentemente tranquilli, sembrano in procinto di fuggire, e anche questa sensazione, che l’artista ha la capacità di infondere in chi osserva, è un ulteriore elemento di approfondimento, poiché lascia intuire il disagio che Noma prova nei confronti dell’uomo e del suo relazionarsi in maniera negativa con gli altri esseri viventi.

L’opera di Sonoko Ashihara è un inchiostro su carta che sembra una fotografia, tanta è la raffinatezza stilistica che dimostra l’artista.

E, nel suo SOFFIO, la balena che emerge dal mare per respirare esprime la metafora della vita, un puntino infinitesimale nella storia dell’universo, a cui spesso noi umani attribuiamo troppa importanza.

Il sole all’orizzonte è un punto luminoso che brilla nel cielo, per illuminare il momento, che non è soltanto lo slancio di un pesante essere vivente, bensì l’impeto di un momento che può determinare il confine tra un successo e un fallimento, in un messaggio che è sia venerazione per il creato, sia spinta a vivere pienamente ogni attimo.

Kyoko Kaneko rappresenta un bosco triste, con i rami resi spogli dall’inverno.

Nel cielo, illuminato da una pallida Luna, alcuni volatili bianchi sembrano risucchiati dal vortice di luce provocato dal nostro satellite, mentre i rami rinsecchiti e bui danno l’impressione di essere le dita nodose delle ombre, in un una metafora stridente della vita, che ci vede sempre oscillare tra il bene e il male, tra scegliere la luce o lasciarsi trattenere dal buio.

Hiroo Nagura è artista della tradizione, in cui l’elemento storico e il costume la fanno da padroni, in quella che sembra essere il grido disperato di un essere umano innamorato del proprio Paese e della sua storia, ma preoccupato per le novità introdotte dalla società moderna.

Una voglia di ricondursi ai valori perduti di un tempo e di ricollegarsi alle proprie origini che emerge prepotente.

Fuga Tsuji riconduce l’essere umano al mondo delle idee, delle percezioni, del sogno, e, per riuscirvi, colpisce la parte più fanciullesca di chi osserva.

Mondi surreali, scenari fiabeschi, grovigli e forme che ricordano gli ambienti della natura, sono elementi che contribuiscono a esternare i messaggi di speranza proposti dall’artista, che si espletano nella scelta di sfondi chiari, tendenti al bianco, in una evidente necessità di volgere al cambiamento e di avere speranza per il futuro.

L’opera proposta da Suisen Tsurumi è di fattura squisitamente orientale, manifestandosi con quella che noi Occidentali chiamiamo semplicisticamente SCRITTURA, o BELLA CALLIGRAFIA, e che, invece, è espressione di molteplici fattori di crescita e di elevazione personale e spirituale.

Infatti, si tratta della manifestazione di anni di applicazione, di apprendimento delle tecniche più idonee, nonché della capacità di estroflettere sulla carta le emozioni che scoppiano dentro, attraverso l’eleganza e la raffinatezza del gesto.

Susumu Shirai, attraverso l’elegante forma d’arte di scrittura tradizionale giapponese, parla della calma assoluta, della profondità del silenzio così difficile da raggiungere nel mondo moderno in cui siamo incastrati.

Attraverso l’evoluzione di tre soli ideogrammi, Shirai pone il suo tratto come un punto esclamativo, un invito che suona più come un ordine, di tacere, per rispettare un momento di calma e di silenzio assoluto.

Toson Domoto ci porta nella primavera, attraverso l’allegria di tre file di ideogrammi, che racchiudono linee, tratti e spirali di un’arte antica e raffinata, in cui l’elemento storico e quello tradizionale si intersecano per formare l’immagine, o, nel caso specifico, la scrittura che ne emerge.

La vivacità dell’inchiostro che si sviluppa sullo sfondo bianco è l’elemento che manifesta l’aspetto vitale della primavera, quello della rinascita e della creazione del nuovo su quanto resta del passato.

La TEMPESTA PRIMAVERILE di Maika è uno sciame di fiori che si libera nel vento, mescolandosi alla raffinatezza stilistica di ideogrammi deformati dalla brezza che porta con sé novità e cambiamento, con i quali trasformare e rivitalizzare ogni cosa.

Lo sfondo rosso è l’ardere della passione della vita, l’energia viscerale che arde in ogni persona che si senta viva ed è l’elemento che più di tutti caratterizza la stagione della rinascita.

Ranseki Kaneda gioca con la Luna e con le nuvole, come dice nel titolo dell’opera, trasformando ideogrammi e tratti di colore sullo sfondo bianco, in una danza perpetua in cui il cielo segue il flusso del movimento dell’artista, diventando quasi un fiume azzurro, circondato da alcuni dei colori dell’arcobaleno.

L’artista sembra quasi volersi sostituire al creatore, per riformulare il presente, ridisegnando ogni cosa per scrivere un futuro migliore.

Hiroko Inoue racchiude molti degli elementi della vita sul pianeta Terra nel suo mandala: uomo e donna, esseri viventi, alberi, fiori.

Elementi e colori sono accostati gli uni agli altri con maniacale attenzione e osservanza dello stile riconducibile all’arte del mandala, creando un’opera suggestiva e ricca di fascino.

Hideko Miyajima eleva il suo dragone negli spazi sconfinati del cielo, in un turbinio di blu e di vortici, che nascono dalle vette più alte dell’uomo, in una catarsi che è desiderio di purificazione e di esaltazione della parte più vera e sana dell’essere umano.

Il trionfo del blu e del bianco, d’altro canto, sono la manifestazione del desiderio di cambiare e di ricondurre l’uomo all’aspetto più meditativo nell’affrontare la quotidianità.

Yuji Kato è artista della natura, dell’armonia dei colori celestiali del firmamento e del romanticismo dispensato dai fiori.

Le rose, le orchidee, gli iris di Kato trascendono il mero senso visivo, arrivando a profumare l’ambiente, a ricordare a chi li osserva un particolare momento della vita, un aneddoto gioioso.

Le opere, che sono particolari di fiori, danno il senso dell’attenzione nutrita dall’artista nei confronti dell’ambiente e del pianeta che ci ospita.

LA GRANDE ARTE GIAPPONESE A MILANO: CONCLUSIONI

La grande festa si è poi spostata presso il ristorante 13 Giugno di Milano, dove era stato preparato un menù apposito, a base di piatti della tradizione italiana.

Un’esperienza che sicuramente si replicherà in seguito e che vedrà anche alcuni pittori italiani esporre in Giappone, a Tokio, presso la galleria quartier generale di Reijinsha, il prossimo mese di agosto.

THEOPA.LIVE
ISTANTANEA DELLA CENA A MILANO

In via di definizione le selezioni, che hanno subito una momentanea battuta di arresto a causa dell’emergenza coronavirus.

Lo scambio culturale tra Giappone e Italia è stata anche un’occasione per solidificare i rapporti tra Reijinsha.Co., Ltd, Chie Yoshioka, titolare della Chie Art Gallery, e il Critico d’Arte Pasquale Di Matteo, oltre che un momento culturale di livello, orientato al reciproco rispetto tra mondi tanto distanti, ma simili e legati delle emozioni.

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