EDVARD MUNCH: IL TORMENTO DELLA MALATTIA

Edvard Munch: il tormento della malattia

Edvard Munch è uno degli artisti più geniali della storia, la cui espressione artistica è alimentata dai tormenti patiti per aver convissuto con la malattia e la morte.

di Pasquale Di Matteo

Edvard Munch nasce il 12 dicembre 1863, in Norvegia.

Secondogenito di cinque figli, Edvard convive con la malattia fin dalla tenera età, a causa della prematura scomparsa della madre, morta di tubercolosi, e per i disturbi depressivi del padre, con sconfinamenti nell’ossessione religiosa.

Anche una delle sorelle, Johanne Sophie, muore, nel 1877, della stessa malattia che lo aveva lasciato orfano di madre.

All’età di ventidue anni, grazie a una borsa di studio, Munch inizia un percorso errante, che lo vedrà vagare per diverse città: Parigi, Anversa, Oslo.., senza tuttavia sentirsi mai a casa.

Durante il soggiorno parigino, il pittore norvegese si avvicina inizialmente agli impressionisti e al tema della natura, prendendo spunto dalle barche sulla Senna e dall’ambiente circostante, mentre prende lezioni di nudo artistico presso lo studio di Léon Bonnat.

In tale parentesi francese, Munch viene anche catturato dai colori di Van Gogh e di Gauguin, della loro interpretazione dell’arte, per cui è l’uomo protagonista e non la natura, le sensazioni e le emozioni che prevalgono sulla replica di quanto ambito del senso visivo.

Poi Munch lo ritroviamo a Berlino, dove i simboli del suo sintetismo e l’abbandono dei temi offerti dalla natura lo rendono uno dei protagonisti del Postimpressionismo, motivo per cui si scontra con molti accademici tedeschi che non accettano la sua visione della pittura.

È il periodo in cui viene a mancare il padre, circostanza che acuisce i disagi personali del pittore, che lo rigettano tra le braccia dell’angoscia per la malattia e per la morte.

EDVARD MUNCH E IL FREGIO DELLA VITA

In questo ciclo di opere, Munch inserì lavori con i quali interpretava se stesso, raccontando l’uomo che nascondeva nei meandri più reconditi dell’inconscio, in un’indagine continua alla ricerca di sé.

Per Munch l’arte è un mezzo per esprimere i propri sentimenti e per parlare con il cuore, tanto che sosteneva che “L’arte è il sangue del nostro cuore”.

Un ciclo in cui Munch introduce tutti gli elementi alla base dei suoi tormenti esistenziali, i cui temi principali sono: l’amore, i sentimenti, i legami familiari, l’angoscia e la morte.

Fanno parte di questa parentesi creativa opere come: Il Bacio; La Danza della Vita; Angoscia, Morte nella Stanza della Malata; Odore di Morte, L’Urlo…

Molti critici di fama ed esperti dell’epoca definirono la pittura di Munch indecente, brutta, senza alcun riguardo per i canoni della bellezza, persino delle opere non finite.

Tuttavia, non mancarono grandi ammiratori che compresero la genialità del suo pensiero, in cui l’ossessione si faceva impressionante, fino a sconfinare nel terrore suscitato dai suoi colori diretti, a tratti persino violenti, asciutti e ricchi di visioni simboliche tendenti alla paranoia.

EDVARD MUNCH: LA BAMBINA MALATA

La Bambina Malata è il dipinto con cui Munch rivive la perdita della sorellina Sophie, uccisa dalla tubercolosi quando è ancora un’adolescente.

Si tratta di un’opera che sarà fin da subito oggetto di derisione e di critiche anche forti, per la superficialità della figurazione, tanto da apparire come un’opera incompiuta.

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La Bambina Malata – Immagine di Proprietà del WEB

Ma proprio in questa apparente incompiutezza della figurazione si annida la visione dell’arte del genio norvegese, per cui un’opera deve essere, prima di ogni altra cosa, declinazione del vissuto del suo autore, immagine scaturita dai tormenti, dalle sensazioni e dalle emozioni, persino dalla distorsione causata dalle lacrime, capaci di modificare i contorni di quanto osservato.

E nell’opera, si mescolano ricordi dell’infanzia all’angoscia dei mesi della malattia, fino alla disperazione per la definitiva perdita.

La Bambina Malata è il racconto che Munch fa di un particolare periodo della sua vita, come un diario a cui sviscerare i propri segreti più reconditi, senza tralasciare alcuna sensazione provata, una confessione catartica, attraverso cui sfogare il fardello alimentato dal tormento.

EDVARD MUNCH: L’URLO

Quest’opera è senza dubbio una delle più conosciute al mondo, anche da chi non è appassionato d’arte, un emblema dell’angoscia dell’uomo, nato da un evento inquietante capitato all’artista, improvvisamente preda di visioni durante un tramonto.

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L’urlo – Immagine di Proprietà del WEB

Un’opera attraverso la quale Edvard Munch racconta l’impotenza di fronte alla morte, capace di strappare via vite senza che si possa fare nulla; infatti, nella tela ci sono altre due figure umane, oltre al protagonista che urla, a rappresentare la marginalità dell’essere umano di fronte alla morte.

Il fatto che le due figure risultino sullo sfondo, ai margini dell’opera, è anche metafora dei rapporti umani difficoltosi e dell’incapacità degli uomini di comprendere la disperazione e le richieste di aiuto del prossimo.

L’uomo che urla è a tal punto angosciato e terrorizzato da piegare i colori diventando un tutt’uno con il cielo e ciò che lo circonda, eppure i due uomini alle sue spalle sembrano incuranti della situazione.

L’urlo è un viaggio introspettivo dell’artista, che finisce per naufragare in tanta sofferenza, causata dalla costante presenza di malattie e morte nella sua vita.

Nell’urlo che deforma ogni cosa, c’è il grido di disperazione di un uomo convinto di essere accompagnato da sempre dagli angeli della morte, dalla paura per gli attacchi d’asma dell’infanzia, dalla tisi, fino al terrore di aver contratto la tubercolosi, come la madre e la sorella.

EDVARD MUNCH: GLI ULTIMI ANNI

Durante gli ultimi anni, i tormenti di Munch affievoliscono, tanto che i colori si fanno più solari e meno carichi di simboliche estroflessioni di paure e angosce.

Dipinge il paesaggio circostante la tenuta dove trascorre gli ultimi anni, in quella Norvegia conquistata dai Nazisti, che avevano inserito le sue opere più famose tra quelle considerate Arte Degenerata.

Probabilmente, è anche per tale ragione che il pittore abbandona la sua espressione più raffinata e originale per dipingere paesaggi, ritratti e cavalli.

Munch muore all’età di ottant’anni, il 23 gennaio 1944, lasciando il mondo dell’Arte privo di uno dei suoi protagonisti più geniali e tormentati.

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