LA CHITARRA ELETTRICA NON È PIÙ ICONA DELLA MUSICA

La chitarra elettrica non è più icona della musica

Il nuovo millennio si è aperto con una crisi planetaria della chitarra elettrica, soprattutto con le costanti perdite di clienti e introiti dei due giganti del settore: Gibson e Fender.

di Pasquale Di Matteo

Tutti gli appassionati di musica, nati tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni novanta, hanno potuto contare su icone del rock e del metal, in ogni loro declinazione, che ne condizionavano le passioni e i gusti in merito al marchio dello strumento.

Mi riferisco a chitarristi del calibro di Jimmy Page, Jimi Hendrix, Carlos Santana, Yngwie Malmsteen, Eddie Van Halen, Slash, Joe Satriani, Steve Vai…

Ovviamente, questi grandi della musica mondiale condizionavano le vendite, a favore dei marchi più famosi di cui erano endorsement: Satriani e Vai attiravano i ragazzi verso i prodotti della Ibanez; Santana e Slash, invece, li portavano nel mondo Gibson; la Fender contava su Malmsteen.

Eddie Van Halen, al contrario, tentò di condensare il corpo più versatile della Fender al suono corposo della Gibson, in chitarre artigianali; sperimentazione che lo condusse a creare un suono particolare e unico che lo ha reso celebre.

Lo stesso John Petrucci, dei Dream Theater, re della musica Progressive, non è più un ragazzino e ha contribuito non poco al successo di Music Man.

Non a caso, Richard Ash, a capo della più importante catena di negozi di strumenti musicali degli USA, in un’intervista sul tema ha annunciato: « … I nostri clienti stanno invecchiando e presto non ci saranno più… ».

Inoltre, non c’era band, più o meno famosa, che non avesse un chitarrista di punta come riferimento per i fan e appassionati della sei corde.

Gli anni duemila, invece, stanno rivoluzionando l’intero panorama musicale, sempre più aperto alle nuove tecnologie e a un tipo di musica contaminato da stili diversi, in cui la chitarra non ha più un ruolo esclusivo, tanto che le stesse nuove band che ottengono successo non vedono più primeggiare il frontman e il chitarrista solista, come accadeva negli anni ottanta, ma c’è un appiattimento che, se da un lato dimostra una maturazione della musica stessa, che segue l’inevitabile trasformazione sociale dovuta al progresso, dall’altro sta creando seri problemi all’intero settore della sei corde.

I dati di vendita di Gibson e Fender sono crollati, nell’ultimo decennio, anche in virtù dell’avvento di nuovi marchi che hanno avuto il coraggio di sfidare il sostanziale monopolio della chitarra elettrica, detenuto proprio dalle storiche case statunitensi.

Nel biennio 2014-2016, Gibson è passata da $ 2,1 miliardi di introiti a $ 1,7, mentre Fender, che ha dovuto abbandonare un’offerta pubblica nel 2012, è scesa da $ 675 milioni di entrate a $ 545.

Nel 2011, l’ex CEO di Gibson Guitar, Henry Juszkiewicz, intervistato dal quotidiano britannico The Indipendent, affermò che “La vera chitarra in legno sta scomparendo velocemente. Dobbiamo agire adesso perché tra dieci anni non ce ne saranno più in giro”.

Ebano, mogano, palissandro e molte altre essenze sono state oggetto di  una raccolta selvaggia da parte delle aziende produttrici di chitarre e oggi sono a rischio, tanto che l’ebano del Madagascar e il palissandro brasiliano sono banditi dal 1992; sono utilizzabili solo ancora gli stock di magazzino.

La ricerca di nuovi materiali ha di fatto azzerato il vantaggio che i produttori storici vantavano nei confronti della concorrenza e ha dato anche possibilità di ritagliarsi una fetta di mercato a liutai con piccoli laboratori per produzioni di nicchia, dove spiccano anche molti professionisti del settore italiani.

Infatti, ingolositi dal successo di Ibanez, molti marchi hanno provato a ritagliarsi un proprio spazio, fino a imporsi con numeri importanti, come nel caso di PRS e Music Man, tanto che oggi il settore offre un ventaglio di proposte ampio e per tutte le tasche, con picchi d’eccellenza che non sono più esclusiva dei marchi storici.

Ovviamente, Gibson e Fender hanno tentato di porre rimedio all’evolversi della situazione, ma, mentre in casa Fender si è puntato sul mondo femminile e su una presenza più importante nel web, ottenendo risultati soddisfacenti, tanto che oggi le donne sono una percentuale elevata tra i nuovi clienti, al contrario, Gibson non ha saputo rinnovarsi, né ha voluto seguire le tendenze, finendo con un’inevitabile richiesta di fallimento, presentata nel 2018, prima di essere fortemente ridimensionata dai nuovi azionisti di maggioranza, che l’hanno salvata dalla bancarotta, la società di investimento KKR.

Fender, inoltre, ha attivato una piattaforma online con videolezioni sull’uso dello strumento, invogliando i ragazzi e i nuovi fan della sei corde, motivo per cui si è creata un nome in questo nuovo segmento di mercato.

Il mondo della musica sta cambiando e viviamo una trasformazione analoga a quella dei nostri nonni, passati dalle melodie delle canzonette al distorto del metallo, che noi oggi abbandoniamo in favore dei bit e dell’elettronica.

La chitarra elettrica, così come la conosciamo, con i suoi eroi nostalgici, che creavano diatribe tra gli stili classici alla Malmsteen, romantici alla Slash o più virtuosi, alla Satriani, è destinata a ridimensionarsi sempre più, non tanto nel numero di strumenti venduti, che pare sia in ripresa, tenendo in considerazione le nuove strategie di Fender e l’intera industria mondiale del settore, ma cambierà nel suo impiego, così come dimostra il mutamento degli accessori.

Infatti, ormai non si vedono più palchi con decine di amplificatori valvolari pronti a spettinare i fan delle prime file, né si è più costretti a trasportare testate pesantissime.

Oggi, tutti i marchi produttori di suoni stanno adeguando distorti e puliti alle nuove mode, alle ballads senza assoli, ai nuovi stili musicali, puntando sulle possibilità offerte dal progresso, di rimpicciolire la strumentazione, coniugando suoni e potenza in oggetti sempre più piccoli e leggeri.

E anche l’immagine stereotipata del chitarrista elettrico, con la sua strumentazione ingombrante è ambito di revival.

Tuttavia, sebbene destinata a divenire un prodotto di nicchia, al di là dei numeri, delle mode e degli stili, la chitarra elettrica resterà sempre un mito, per la sua storia e per il fascino con cui ha sedotto intere generazioni.

One thought on “LA CHITARRA ELETTRICA NON È PIÙ ICONA DELLA MUSICA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...