IL SURREALISMO

IL SURREALISMO

Un gruppo di artisti che si formò nei primi anni del Novecento, a Parigi, era accomunato dal disprezzo per la società borghese, materialista, la cui ingordigia aveva gettato le basi da cui si scatenò la Prima Guerra mondiale.

di Pasquale Di Matteo

IL SURREALISMO: LA STORIA

Nella Parigi agli albori del Novecento, la società borghese era vittima di una paranoica ricerca del lusso, ciecamente fedele al progresso scientifico, schiava di una degenerazione di valori che metteva in discussione l’uomo e la sua essenza di essere umano, di persona.

Già i Dadaisti si erano scagliati contro tale deriva culturale, ma fu con il Surrealismo che la denuncia del naufragio della società borghese assunse toni organizzati e non più anarchici e solitari.

Il termine Sur-réalisme fu coniato per la prima volta nel 1917, dal Critico e poeta Guillaume Apollinaire, per definire scritti e immagini bizzarre, anche se il vero motore per l’affermazione del movimento surrealista fu la creatività e l’ecletticità di poeti del calibro di Louis Aragon e André Breton.

Costoro erano convinti del fatto che lo scopo principe della creatività fosse quello di esplorare i meandri dell’inconscio, nonché il ruotare dell’essere umano intorno a tre fondamenti della vita: sesso, violenza e morte.

Fu proprio André Breton a guidare il movimento surrealista, cercando di trasformare la denuncia pittorica in qualcosa di più grande, che trascendesse l’arte per proporre un cambiamento ch’egli riteneva urgente e sempre più necessario, un cambiamento che doveva coinvolgere molteplici aspetti del vivere, che portasse a un risveglio delle coscienze, proprio per invertire la rotta del naufragio e della perdita dei valori.

Per lo sviluppo di questa visione filosofica della società di allora fu fondamentale l’influenza del lavoro di Sigmund Freud, le cui ricerche sul potere e sui messaggi del sogno colpirono diversi personaggi influenti dell’epoca, compreso Breton.

Non a caso, Breton e il movimento surrealista affrontarono di petto una società sempre più convinta dei traguardi del progresso e dell’egemonia dell’uomo forte, del Super Io, partendo dalla liberazione dell’Inconscio, fino ad allora posto in un angolo nascosto dal razionalismo, dall’egemonia della Scienza sul libero pensiero.

Breton, che lavorava in qualità di medico presso il reparto di Neurologia dell’ospedale di Nantes, dedicò molta attenzione ai sogni, soprattutto delle persone con disturbi psichici, un lavoro che lo portò all’elaborazione di scritti sempre più liberi e svincolati dalla razionalità.

pasquale di matteo surrealismo
Picasso – Dalì – Magritte – Foto di proprietà del Web

Per meglio esplorare i vari stadi dell’inconscio, molti artisti facevano largo uso di allucinogeni, di droghe e di alcol, oppure ricorrevano ad alcune pratiche come la trance e l’ipnosi, fino a vere e proprie sedute spiritiche.

Inoltre, erano soliti raccontarsi i sogni e ricorrere alla pittura automatica, ovvero gettando colle, colori e sabbia a caso sulle tele, per avere delle tracce da cui partire nell’elaborazione del dipinto.

Partendo dalla letteratura, il movimento surrealista fu portato avanti attraverso le arti figurative, la poesia, fino a trasformarsi in una filosofia applicata a molti aspetti della società.

In campo pittorico, ne furono esempi alcuni grandi maestri, che hanno scritto pagine di Storia dell’Arte, tra i quali: De Chirico; Picasso; Dalì; Delvaux; Ernst; Mirò.

Un movimento, quello surrealista, la cui denuncia e i cui fondamenti trovano nuova linfa nella società consumista del nostro tempo.

Una società, quella odierna, in cui il benessere di pochi è garantito dalle fatiche di molti e dove la globalizzazione non è volontà di ridistribuire equamente le ricchezze, ma mera operazione finanziaria attuata per enfatizzare le relazioni commerciali tra i più ricchi.

Inoltre, oggi, come un secolo fa, cultura e spessore dell’individuo sono vincolati al materialismo, alla voglia sempre più schiavizzante di recitare ruoli da protagonisti all’interno di schemi che i media ci ottriano come leggi divine.

Una stereotipizzazione continua e sempre più radicale che svilisce le identità di ciascuno, favorendo la spersonalizzazione della società, sempre più divisa in classi sociali e sempre più lontana dai valori della famiglia, dell’umanità e del vivere in simbiosi con il pianeta.

IL SURREALISMO: I MAESTRI

Uno dei grandi nomi associati al Surrealismo è senz’altro Joan Mirò, che faceva largo uso della pittura casuale e automatica, dando luogo a opere allucinatorie, scene oniriche che nascevano dai crampi provati per la fame, durante i primi anni del secolo, in cui protagoniste erano forme organiche filiformi, curvilinee e dai colori contrastanti.

Lo stesso Picasso si lasciò sedurre da queste figure e dallo stile che caratterizzava il movimento surrealista, arrivando a manifestare l’orrore della guerra nella sua GUERNICA, facendo vivere il caos e l’angoscia della scena rappresentata attraverso un’impetuosa espressione surreale.

Pasquale Di Matteo critico Surrealismo
Dalì – Miro’ – Tanguy – Foto di proprietà del Web

Il movimento ebbe un contraccolpo quando alcuni grandi nomi, come Breton, si scagliarono con chi si piegava per soldi, perché il pensiero non doveva svendersi al miglior offerente.

In tale periodo, si manifestò un Surrealismo più incline alle dimensioni del sogno e vennero alla ribalta altri nomi che sarebbero stati importantissimi per la Storia dell’Arte, quali: Salvador Dalì; René Magritte; Yves Tanguy, influenzati dalle visioni metafisiche di Giorgio De Chirico, che esaltavano il senso di vuoto e di mistero, sviluppando l’attualità del suo tempo con un raffinato senso metaforico.

IL SURREALISMO: SALVADOR DALI’

Salvador Dalì era solito infliggersi sensazioni di forte disagio per poter vivere l’angoscia, sentirla, provarla sulla propria pelle.

Una necessità che l’artista avvertiva per poter esprimere al meglio i propri messaggi, declinandoli sulle tele.

Dalì definiva concreta l’irrazionalità e pretendeva di manifestare con precisione maniacale di dettagli tali scene fantasiose, spinto dal desiderio di superare il confine tra realtà e immaginazione.

LA PERSISTENZA DELLA MEMORIA, del 1931, è una delle opere più famose di Dalì, uno scorcio intenso del suo mondo irrazionale, nel quale regna l’immobilità.

PASQUALE DI MATTEO E DALI'
LA PERSISTENZA DELLA MEMORIA – FOTO DI PROPRIETA’ DEL WEB

Un’opera suggestiva per la sua potente poetica, attuale come poche altre nella denuncia di una delle più drammatiche schiavitù create dall’uomo: il tempo.

La scena rappresenta un deserto dove ogni cosa è immobile, persino l’acqua all’orizzonte, mentre alcuni orologi sonnecchiano in primo piano, liquefatti, sformati dal chiaro messaggio con cui l’artista intende avvisarci in merito al fatto che il tempo non esista e, pertanto, dovremmo dargli meno importanza.

Il messaggio di Salvador Dalì si fondava sulla teoria della Relatività Generale di Einstein, formulata nel 1916, con la quale l’illustre scienziato spiegava come il tempo venga piegato dalla gravità.

Inoltre, gli orologi deformati sono un chiaro riferimento alla morte, concetto molto a cuore ai Surrealisti; l’uomo è un essere vivente a cui è dato conoscere soltanto la data della creazione, ma nessuno può sapere l’ora della fine, che, tuttavia, arriva inesorabilmente per tutti.

L’artista ebbe l’ispirazione degli orologi molli osservando del formaggio che colava fuori dal piatto, durante una cena estiva, e tale episodio lo fece riflettere proprio in merito al tempo e alla fine della vita.

Al centro dell’opera, un orologio sciolto è adagiato su una figura surreale con un occhio chiuso, che ricorda un autoritratto dell’artista, immagine in cui traspare il desiderio di Dalì di far comprendere come la libertà d’espressione e l’essenza della vera natura di ciascuno possano manifestarsi soltanto sovvertendo la dipendenza dal tempo.

Le formiche e la mosca nell’angolo a sinistra sono le uniche forme di vita reali inserite nel dipinto, simbolo di putrefazione ricorrente nelle sue opere.

Nel 1934, pur negando apertamente di simpatizzare per il Fascismo, Salvador Dalì fu espulso dal Movimento Surrealista per essersi rifiutato di sposare gli ideali di Sinistra.

Salvador Dalì morirà nel 1989.

IL SURREALISMO: RENE’ MAGRITTE

A differenza di Dalì, Magritte non traeva ispirazione da sogni e irrealtà, bensì dai fenomeni quotidiani.

Per Magritte era fondamentale il concetto alla base dell’opera, tanto da ritenere valide anche delle repliche, proprio in virtù dell’importanza del messaggio.

PASQUALE DI MATTEO MAGRITTE
ALLA SOGLIA DELLA LIBERTA’ – FOTO DI PROPRIETA’ DEL WEB

Nel caso de ALLA SOGLIA DELLA LIBERTA’, del 1937, l’artista produsse due versioni: quella nella foto è del 1937, piuttosto grande, realizzata per la casa di Edward James, ma della stessa opera Magritte ne fece una più piccola alcuni anni prima.

Si tratta di un lavoro che riassume molti aspetti fondamentali dell’arte di Magritte: calma assoluta e spazi vuoti; altri quadri all’interno del quadro; oggetti ed elementi posti al di fuori del contesto abituale.

La pittura di Magritte è una pittura che trascende il surreale per farsi super reale.

All’interno dell’opera, il pavimento e il soffitto sono tinti di diverse tonalità di grigio, mentre le pareti sono rivestite da otto riquadri dalle stesse misure, raffiguranti un cielo con nuvole, una foresta, una macro di un foglio di carta, la facciata di un’abitazione, assi di legno, il busto di una donna, dei campanellini e delle fiamme.

Tale stile, frutto anche di un periodo lavorativo come disegnatore di carta da parati, permette all’artista di sviluppare diversi temi all’interno di un unico lavoro, arrivando a denunciare la mercificazione della donna, mediante il busto femminile, oppure l’importanza dell’ambiente.

All’interno della stanza, infine, il cannone rappresenta il ripudio della guerra, ma anche la pericolosità dell’intruso, di quell’arma in una stanza altrimenti vuota appunto, che assume anche una valenza fallica poiché punta contro il busto della donna.

Alla sua prima Mostra Personale, Magritte non ottenne successo e, anzi, fu stroncato dalla critica.

IL SURREALISMO: PABLO PICASSO

Con l’opera GUERNICA, Picasso accusò pesantemente il governo fascista spagnolo.

L’opera ritrae i bombardamenti tedeschi del 1937 su Guernica, la capitale basca durante la guerra civile spagnola.

PASQUALE DI MATTEO & GUERNICA
GUERNICA – FOTO DI PROPRIETA’ DEL WEB

La scelta di usare cromie in scale di grigio alimenta il potente messaggio di stampo giornalistico dell’opera, in cui si mescolano figure astratte ed elementi mitologici, che danno vita a scene violente e strazianti, attraverso le quali l’artista trasmette tutta la sua rabbia e l’angoscia.

All’interno dell’opera, vi sono anche figure ricorrenti nell’arte di Picasso, come il Minotauro, i tori della Corrida e le donne in agonia.

Il Minotauro rappresenta la società europea del tempo, in lotta tra l’umanità e la bestialità introdotta dalle logiche dei dispotismi al potere, mentre i tori e le donne sono metafora della sofferenza dei più deboli.

Il cavallo al centro dell’opera, che calpesta ciò che incontra, stigmatizza l’inarrestabilità del potere dittatoriale di Mussolini, di Hitler e di Franco, e la sua faccia, che ricorda un teschio, simboleggia la morte.

Braccia recise, volti contorti in espressioni di dolore e la violenza del cavallo manifestano in maniera esemplare la brutalità della guerra e della sopraffazione spietata di alcuni uomini su altri esseri umani.

Guernica rappresenta uno dei punti più elevati raggiunti dal Surrealismo, sebbene Pablo Picasso non abbia mai ufficialmente aderito al movimento.

 

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