ESPRESSIONISMO ASTRATTO

ESPRESSIONISMO ASTRATTO

L’Espressionismo Astratto fu un movimento artistico sviluppatosi in America, a partire dal decennio successivo alla fine della Grande Guerra, e che esplose sul finire della seconda, quando New York scippò a Parigi il primato artistico nel mondo.

di Pasquale Di Matteo

ESPRESSIONISMO ASTRATTO: GLI ALBORI

L’epilogo della Seconda Guerra Mondiale spinse molti artisti ad abbandonare l’Europa, decretando la fine del predominio artistico di Parigi, a vantaggio di New York, che divenne il nuovo fulcro a livello mondiale per le avanguardie del mondo artistico.

Fu in quegli anni che l’Espressionismo Astratto giunse alla ribalta, anche se la terminologia era stata coniata nel 1919 in Germania, per descrivere le opere degli Espressionisti tedeschi non figurative.

Il movimento si era radicato e poi sviluppato negli Stati Uniti già intorno agli anni trenta del ventesimo secolo, anche in virtù di un progetto dello Stato messo in piedi per affermare la figura dell’artista all’interno della società.

Il Federal Art Project prevedeva contributi per gli artisti che avessero realizzato opere murali, elemento che fu determinante per lo sviluppo del movimento attraverso la creazione di lavori di notevoli dimensioni.

Tuttavia, tale progetto soffocava gli artisti che ambivano alla ribalta internazionale, perché imponeva vincoli d’espressione, di stile e, talvolta, anche tematici, senza considerare il fatto che le nuove leve rifiutavano i movimenti più di moda all’epoca, Precisionismo e Realismo, perché troppo stereotipati su scenari americani declinati in chiave patriottica.

I giovani puntavano a linguaggi differenti, intenti a percorrere il cammino tracciato da alcuni grandi maestri europei, che avevano riscritto le regole dell’estetica e dei cromatismi e proponevano tematiche più importanti e di ampio respiro filosofico.

Inoltre, erano molte le gallerie e i musei che ospitavano mostre di artisti Surrealisti, scampati al conflitto in Europa, così come la Psicanalisi aveva spalancato nuove teorie in merito alla Personalità, all’identità, sull’Io e sul funzionamento delle relazioni umane.

ESPRESSIONISMO ASTRATTO: STATI EMOZIONALI O COLORE E TRATTI DISTINTI?

I turbolenti anni che si susseguirono fino alla metà del secolo videro affermarsi due stili principali all’interno dell’Espressionismo Astratto, dove il primo privilegiava l’espressività del tratto, la catarsi attraverso la pennellata, così come la costruzione dell’opera doveva partire dai luoghi più reconditi dell’Inconscio, mentre un altro gruppo di artisti sviluppò uno stile più leggero, spogliato del superfluo, in cui l’inconscio cedeva spazio alla metafisica.

Nel primo stile, il colore formava grovigli, percorsi labirintici che si intersecavano, fino ad annodarsi, seguendo il ritmo delle emozioni e dell’afflato spinto dall’anima, mentre nel secondo, le cromie si presentavano come toppe sistemate sulla tela come pezzi di un puzzle, rettangoli di colore a più livelli.

pasquale di matteo espresisonismo
Foto di proprietà del Web

L’Espressionismo Astratto fu un movimento in continuo fermento stilistico, spinto dagli sconvolgimenti mondiali, dal mutare della politica isolazionista degli Stati uniti, dalle nuove teorie della Psicologia, nonché dalle tendenze artistiche del Vecchio Continente, in un clima che alimentava le richieste di libertà e di ritagliare ruoli più importanti per la figura dell’artista.

L’Espressionismo Astratto non fu preso con favore dall’establishment artistico dell’epoca, perché fu inizialmente considerato privo di senso, senza messaggi, un’espressione artistica in cui convogliare sperimentazioni e nuove tecnicismi.

Una sorta di valvola di sfogo, insomma.

Il clima intorno al movimento era tale che, nel 1950, ventotto artisti si videro costretti a scrivere una lettera di protesta indirizzata al Metropolitan Museum of Art di New York, reo di aver composto una commissione per un concorso pittorico formata da personalità sfavorevoli all’Espressionismo Astratto; gli artisti che sollevarono la questione passarono alla storia come Gli Irascibili.

pasquale di matteo critico d'arte
Alcuni artisti del gruppo dei 28 “Irascibili” – Foto di proprietà del Web

L’Espressionismo Astratto suscitava opinioni contrastanti, tra chi ne esaltava l’individualismo del pittore, in concomitanza con la Filosofia esistenzialista, e chi si mostrava incapace di comprenderne i significati dei messaggi.

ESPRESSIONISMO ASTRATTO: IL DECLINO

Con l’avvento della Guerra Fredda, l’Espressionismo Astratto fu posto in contrapposizione alla pittura social – realista, quest’ultima vista come espressione affine del Comunismo, tanto da associare la ricerca di libertà stilistica che caratterizzava il movimento al pensiero reazionario di destra, svilendo l’intensità, la passione e i meccanismi filosofici su cui esso, invece, reggeva.

Proprio la spinta modernista del movimento, con l’impeto della complessità del pensiero e la sofisticata ricerca stilistica, si rivelarono un boomerang per la sua affermazione, tanto che, anche a causa della forte competizione tra i suoi più illustri esponenti, subì un inesorabile declino.

Tra i più grandi Espressionisti Astratti si ricordano Mark Rothko e Jakson Pollock.

MARK ROTHKO

Markus Rothkowitz era nato in Russia, nel 1903.

Emigrato negli Stati Uniti nel 1913, tenne la sua prima mostra personale nel 1933, in una galleria di New York.

Nel 1936 fu ingaggiato dalla Works Progress Administration per l’importante incarico di dipingere opere destinate ad alcuni palazzi federali e nel 1938 ottenne la cittadinanza statunitense.

Rothko si caratterizzò per l’impatto visivo dei suoi campi di colori, in cui la massima espressione si riscontrava negli accostamenti di rettangoli cromatici, posizionati come orizzonti luminosi su tele piuttosto ampie.

L’artista realizzava opere di grandi dimensioni convinto del fatto che lo spettatore dovesse essere travolto dal colore, risucchiato nel tema in oggetto per poterlo sviscerare e comprendere, inoltre, operare su grandi formati era un mezzo per concedersi all’arte con tutto se stesso.

Per l’artista di origini russe, tratto, linea e colore erano elementi distinti che dovevano essere utilizzati separatamente, per essere espressivi in quanto tali, anziché miscelati e articolati in funzioni espressive.

Nel 1958, Rothko fu addirittura invitato a partecipare alla Biennale di Venezia.

JACKSON POLLOCK

Jackson Pollock era nato nel 1912

Pollock si affermò come artista, soprattutto per le sue opere realizzate con la tecnica dripping.

Tale metodo implicava che il supporto fosse adagiato sul pavimento per applicarvi gocce, schizzi e spruzzi di colore.

Sebbene a uno spettatore poco attento le opere di Pollock possano apparire come dettate dal caso, l’artista era piuttosto pignolo nella sua progettazione mentale, che seguiva in maniera fedele durante la realizzazione, pur lasciandosi governare da impeti istintivi.

Pollock camminava sui dipinti, tessendo il colore come un ragno la sua tela, partendo dai quattro lati, per poi convergere verso il centro.

Le sue linee sono un susseguirsi di fili sottili che si gonfiano, per poi aggrovigliarsi, tornando sottili, dimostrando come il colore non fosse applicato a caso, ma seguendo una precisa volontà, come si evince in maniera importante nell’opera PALI AZZURRI, laddove si notano linee di blu scuro, raffiguranti dei pali, per l’appunto, che danzano sulla tela con precisi spessori,  geometrie e spazi.

L’artista fu influenzato in maniera importante dalla cultura dei nativi americani, con i quali venne in contatto fin da giovane, restando colpito soprattutto dalle loro opere realizzate con la sabbia, che ispirarono la sua tecnica dripping.

Tuttavia, la sua arte risentì anche del pensiero dei grandi filosofi del suo tempo, come Freud e Jung.

Oltre che una delle massime espressioni dell’Espressionismo Astratto, Jackson Pollock fu anche, in parte, un Primitivista e, in un certo senso, un Surrealista.

Morì prematuramente, nel 1956, a causa di un incidente stradale provocato dal suo stato di ebbrezza.

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