IL PRIMITIVISMO

IL PRIMITIVISMO

Tra la fine del XIX secolo e i primi anni di quello successivo, prese piede una forma di rottura con l’arte accademica, con il classicismo di regole e vincoli che non erano solo artistici, ma scivolavano nella deriva sociale.

di Pasquale Di Matteo

Con il massimo splendore dell’Era Coloniale, i musei più importanti del mondo cominciarono ad accogliere opere saccheggiate da terre lontane, dove i canoni stilistici imperanti in Occidente erano totalmente disattesi, con linee, colori e geometrie che non si erano mai viste.

Questo nuovo mondo, tribale ed esotico, catturò l’attenzione di molti artisti, incuriositi dalle novità proposte e animati da un forte senso di delusione, persino di riluttanza, in alcuni casi, nei confronti della vita moderna occidentale.

Fu così che molti pittori e scultori europei viaggiarono, soprattutto verso l’ignoto e fascinoso Oriente, convinti del fatto che abbandonare il classicismo e i vincoli imposti dalle regole accademiche fosse un primo passo per donare nuova linfa al mondo dell’arte e alla società stessa.

Cominciarono, così, a circolare opere con assenza di prospettiva, figurazioni appena accennate e colori piatti, ma, inizialmente, tale nuova tendenza fu disprezzata dall’establishment artistico dell’epoca, che la ritenne un’arte da bambini e per incapaci.

Non a caso, come dico spesso, l’avanguardia è tale solo nel momento in cui rifiutata e non compresa da chi sostiene di capirne…

 

Al contrario, alcuni giovani artisti ne subirono il fascino, tanto da trarne spunto e farne fonte di ispirazione per gran parte dei più grandi capolavori del novecento; tra essi figuravano: Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Henri Matisse, Emil Nolde e Paul Gauguin.

Il Primitivismo si caratterizzò per l’allontanamento dalle regole accademiche, ritenute, fino ad allora, inviolabili, così proliferarono opere dai colori più accesi, con forme e profili semplici, in cui erano spesso nascosti codici simbolici, dove il senso della prospettiva lineare veniva disatteso, così come il realismo.

Pasquale Di Matteo e il Primitivismo
Pasquale Di Matteo – Primitivismo

Il Primitivismo trascendeva il senso visivo per far emergere l’essenza delle cose, coinvolgendo l’artista totalmente, ma costringendolo anche a dimostrare di avere l’empatia indispensabile per fare a meno della tecnica, così come una grande capacità di analisi del proprio tempo.

La tecnica, infatti, si può acquisire in qualunque accademia, mentre la sensibilità e l’empatia sono doni dell’anima, qualità innate che se non sono scritte nei geni, non si potranno mai possedere, cosa che mise in crisi molti sedicenti grandi artisti e addetti ai lavori dell’epoca.

Cosa che mette in crisi chi non è capace di andare oltre i vincoli accademici, ancora oggi, in verità, quando si sentono frasi da cerebrolesi artistici quali: “ero capace di farlo anchio”, “neanche il mio peggiore allievo avrebbe fatto questa cosa”, oppure “sembra il disegno di un bambino”.

Frasi che svelano la pochezza culturale di chi sceglierebbe un banale ritratto iperrealista a un capolavoro di Picasso o di Basquiat.

Quando, cioè, ci si imbatte in persone senza la minima capacità d’interpretazione del linguaggio dell’anima, della sintassi cromatica e della grammatica e della psicologia del colore, elementi che spesso, troppo spesso, latitano anche in sedicenti professionisti del settore…

Gauguin fu uno dei primi a sperimentare le nuove tecniche di questo nuovo affascinante mondo, tanto da trasferirsi ad Haiti, in parte per comprenderlo meglio, e poi perché animato dalla delusione totale per la vita francese.

Il suo rifiuto dell’Occidente, lo condusse a ricercare un’arte più vera e catartica, che raccontasse di virtù perdute attraverso l’istintività e la purezza dello spirito.

I colori forti di Gauguin, la sua primordiale verità stilistica, fatta di volumi semplificati attraverso l’uso di colori piatti, quasi privi di ombre, nonché l’atmosfera onirica dei suoi mondi esotici, influenzarono tantissimi artisti dell’epoca, a cominciare dagli Espressionisti.

Il Primitivismo si diffuse anche tra gli scultori, dove la tridimensionalità diede forma a nuove figure astratte, lavorate senza modelli preparatori, dando anima all’istintività delle emozioni.

Cominciarono ad affacciarsi ovali aerodinamici, linee e forme ridotte, in cui le influenze tribale ed esotica erano evidenti, così come divennero fonte di ispirazione nel mondo dell’arte anche dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il Primitivismo non fu, tuttavia, un movimento distinto, bensì una tendenza artistica che caratterizzò in maniera viscerale lo sviluppo dell’arte contemporanea.

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