L’ARTE NELL’ERA DELL’IMMAGINE

L’arte nell’era dell’immagine

Come sono cambiati il ruolo dell’arte e quello degli artisti nell’era dell’immagine, in questa nostra società in cui ogni cosa è labile e tutto si consuma rapidamente?

di Pasquale Di Matteo

(PARTE PRMA)

Un tempo, ciò che era catturato dalla vista si poteva ricordare soltanto attraverso il disegno, il segno, il tratto degli artisti, attraverso cui sono giunti ai nostri giorni usi e costumi di un mondo che non c’è più.

Oggi, infatti, viviamo un tempo in cui siamo tutti interconnessi ventiquattro ore al giorno, ogni giorno dell’anno, e, in una società dove nulla sfugge al dio Web, l’immagine è un vecchio imperatore caduto in declino, costretto a servire la necessità del momento.

Con l’avvento dei Social, lo stesso concetto di immagine è cambiata: un tempo, si preferiva raccontare l’ambiente e il mondo in cui si viveva, comprendendo scenari e abitudini, costumi e tradizioni, mentre oggi noi raccontiamo noi stessi.

Tuttavia, nelle nostre agiografie l’ambiente e lo spazio che ci circonda assumono ruoli marginali, quando non sono funzionali ad esaltare il nostro protagonismo.

Il rovescio della medaglia è che, raccontando storie meno erudite di un tempo, siamo costretti ad alimentare le nostre con immagini e post continui, per non essere dimenticati o superati da altri.

Purtroppo, tale involuzione culturale si esprime anche nell’arte, dove molti pittori non dipingono per raccontare il mondo in cui vivono, ma per parlare di sé, spesso attraverso una produzione numericamente eccessiva.

Il problema è che, se da un lato attingere dalle proprie emozioni può senza dubbio arricchire emotivamente la sintassi, di qualunque mezzo comunicativo si tratti, è pur vero che uniformare il racconto alla propria storia, attribuendo al tempo in cui si vive il ruolo di comparsa, rende l’opera poco appetibile.

Perciò, anche pittori dotati finiscono con lo svilire se stessi con un numero abnorme di lavori, oppure con una serie di opere che non va oltre la propria agiografia.

Anche Van Gogh realizzava tantissimo e trasmetteva molto di sé, ma ciò che prevale nella sua arte è il suo tempo, che dalle visioni dell’artista ne esce  rafforzato e parafrasato in maniera esaustiva.

Come comportarsi allora?

Un pittore che voglia rendere al massimo la propria maestria creativa deve, innanzitutto, meditare sul racconto, perché senza racconto non può esservi arte, in quanto quest’ultima è sinonimo di comunicazione.

Non ricercare la bellezza, come suggerito da chi, evidentemente, non riesce a uscire dal passato, ma il racconto, un tema, un concetto, perché, come già ricordato poc’anzi, l’arte è comunicazione.

In secondo luogo, bisogna scartare immediatamente ogni idea slegata dal proprio tempo, o dalla contemporaneità di ciò che si vuole raccontare, in cui non siano ben chiare le dinamiche del tempo e dello spazio.

Purtroppo, combattere contro milioni di immagini, in cui disegno, pittura e selfie si mescolano in una catarsi culturale che scuote ogni dinamica artistica non è facile.

Andare controcorrente, rinunciando ai grandi numeri, alle mode dei post ogni quattro ore, al conteggio dei like, può sembrare anacronistico, ma è la prima regola da seguire se si vuole emergere.

Ricercare la qualità e non la quantità è un mantra che bisogna ripetere all’infinito, circostanza che non è soltanto legata alle opere da produrre o ai post con i quali pubblicizzarle, ma  che va applicata anche alla promozione del proprio curriculum artistico, attraverso una selezione sempre più selettiva degli eventi ai quali partecipare.

D’altronde, un tempo il pittore era visto come un essere dotato di poteri straordinari anche perché non era così frequente conoscerne uno, mentre oggi sembra che siano tutti artisti.

Perciò, la stessa attenzione e la stima nei confronti degli artisti è andata sempre più sciamando, perché non è certamente possibile che tutti siano Leonardo o Picasso.

Quindi, uno dei problemi dell’arte è senza alcun dubbio legato alla quantità di pittori, di informazioni, di opere, di post, tutti fattori che alimentano il ridimensionamento di chi si propone come artista.

Quindi, risulta fondamentale riappropriarsi delle regole della comunicazione utilizzate dai grandi maestri, in cui l’estroflessione di se stessi nelle opere era soltanto un mezzo per meglio raccontare il tema protagonista in tutta la loro arte, ovvero il tempo in cui vivevano.

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