VIVERE D’ARTE

Vivere d’arte

Viaggio nel mondo oscuro delle gallerie d’arte italiane, tra i tanti sbagli commessi dai galleristi e i torti subiti dagli artisti, con i consigli per creare un’attività seria e affermata.

di Pasquale Di Matteo, Critico d’Arte

Oggi esistono più gallerie che pittori.

Da quelle storiche, alle new entry dell’ultimo decennio, da quelle che possono contare su artisti e addetti ai lavori consolidati, a quelle che si arrabattano.

Ebbene, tralasciando i furbi e i truffatori seriali, che tengo ben volentieri alla larga, girando l’Italia da nord a sud, ho potuto notare come alcune gallerie non vadano bene e perché, al contrario, altre funzionano.

Innanzitutto, bisogna mettersi nei panni del pittore.

Che cosa cerca un artista? Perché si rivolge a una galleria?

Mi capita spesso di sentire le lamentele di pittori in merito al fatto che alle inaugurazioni delle loro mostre personali non c’era nessuno e che il gallerista attribuiva la colpa all’evidente scarsa notorietà in zona.

Vivere d’arte: punto uno

Ecco il primo punto: l’unico mestiere che caratterizza l’attività del gallerista è procurare contatti del luogo di appartenenza, cioè: istituzioni, imprenditori, appassionati d’arte, personale docente in materie affini, ingegneri, medici, avvocati…

Quando un pittore vuole allargare il proprio raggio d’azione, andando a esporre a centinaia di chilometri da casa, qualora conoscesse abitanti del posto, gli basterebbe noleggiare una sala e contattare tali individui per invitarli al vernissage. E, semmai, spendere per un curatore.

Quando, al contrario, non conosce nessuno, è necessario rivolgersi a una galleria d’arte proprio in virtù del fatto che questa attività è preposta non ad appendere quadri in una sala, cosa che può tranquillamente far da sé l’artista stesso, ma a invitare un numero più o meno cospicuo di persone della zona.

Più tali persone sono interessate all’arte, sono personalità di prestigio e/o possibili acquirenti, maggiore sarà il livello della galleria e l’efficienza del gallerista.

Perciò, se volete creare una galleria di successo, puntate prima a farvi un nome, a creare un gruppo di personalità della zona, contattando e fidelizzando imprenditori, avvocati, medici, ingegneri, assessori, docenti… Devo ripeterlo? Spero di no…

Inoltre, portare frequentemente queste persone in galleria, è un ulteriore biglietto da visita per la vostra attività.

Vivere d’arte: punto due

Secondo punto: non puntate sui nomi blasonati.

Altra attitudine degli sprovveduti è quella di spendere un mare di quattrini per eventi con Storici dell’Arte, Critici o artisti iper famosi, credendo che la risonanza mediatica sia un mantra per tutti i mali.

Ebbene, ovviamente, il giorno dell’evento vi troverete la galleria piena, anche di chi nemmeno sapeva della vostra esistenza, ma il giorno dopo, tornerete a essere gli stessi di prima, a meno che voi non possiate permettervi la presenza di personaggi di grande richiamo ogni settimana.

Meglio investire denaro per invitare la stampa locale, o per affidarsi a un curatore capace.

Vivere d’arte: punto tre.

Terzo punto fondamentale: l’immagine.

Una galleria d’arte deve trasmettere eleganza e  raffinatezza in ogni respiro, persino alla toilette.

Non c’è spazio per jeans strappati, magliette con scritte volgari, né per comportamenti fuori dalle righe.

Un gallerista e il suo staff sono il biglietto da visita della galleria che propongono, perciò la camicia è obbligatoria ogni minuto che si passa in galleria, se siete maschi, mentre una donna dovrà sempre essere elegante, così come è assolutamente obbligatoria la cravatta, per gli uomini, e un tailleur o un abito raffinato se donne, durante gli eventi più importanti, come inaugurazioni di forte richiamo.

Inutile dire che non c’è spazio per maleducazione, ma solo per garbo e galanteria.

Non è nella vostra indole vestirvi eleganti? Avete idea di creare qualcosa di diverso a quanto da me preposto?

Ho conosciuto diverse persone che credono che un clima informale e sbarazzino sia meglio e che quelli eleganti, in fondo, siano vecchiume, ma nessuno tra essi ha una galleria di successo, mentre proprio tra il vecchiume si trova il meglio.

L’abito non farà il monaco, ma senza alcun dubbio dice chi sei prim’ancora che tu apra bocca e, per un gallerista, catturare l’attenzione è tutto!

Vivere d’arte: punto quattro.

Quarto punto: non esagerare con le iniziative.

Altro errore delle gallerie che non funzionano è quello di proporre concorsi ogni settimana, ma è chiaro che, a meno che voi non abbiate a che fare con pittori affermati e benestanti, di soldi non ne girano molti, perciò una lista infinita di concorsi e iniziative varie non farà altro che allontanare gli artisti dalla vostra galleria.

Essi si preoccuperanno ogni volta in cui una notifica li avviserà di una vostra mail o di un messaggio.

Inoltre, rischiate che l’artista si senta soffocato da voi, impossibilitato a partecipare ad altre iniziative perché sempre in bolletta per dover pagare voi.

Gli affitti delle gallerie costano cari?

Beh, costavano parecchio anche negli anni settanta del secolo scorso, ma allora i galleristi erano più capaci di vendere quadri.

Ecco, semmai studiate e impegnatevi a sviluppare competenze per avvicinare possibili acquirenti alla vostra attività.

Venderete più quadri durante l’anno e riuscirete a coprire le spese più agevolmente.

Cosa, non vendete quadri durante l’anno, malgrado l’apertura sei giorni a settimana?

Forse, è il caso che cominciate a pensare a un’altra attività!

Vivere d’arte: punto cinque.

L’apertura settimanale è un altro tassello importante.

Quando si cammina per strada, una vetrina piena di luci, di colore, ben curata, dà il senso di efficienza, di un’attività che va a gonfie vele.

Se, al contrario, vedete una vetrina semivuota, disordinata e con scritte a mano anziché cartelli, cartellini e pubblicità professionali, avrete la voglia di fuggire via.

Inutile affermare che una galleria di grande stile propone l’apertura per sei giorni a settimana, al limite cinque, se non posizionata nel centro cittadino, ma una saracinesca abbassata è sempre un grave problema d’immagine, perciò le chiusure devono essere limitate il più possibile.

Vivere d’arte: punto sei.

Sesto punto: quando mettete in piedi un progetto con delle scadenze, queste devono essere rispettate, cascasse il mondo.

Collaboro con diverse gallerie, qualcuna gestita un po’ superficialmente, con tante buone idee, ma dove i progetti non decollano e, anzi, continuano ad avanzare a singhiozzo, cosa che infastidisce gli artisti.

Se a un artista proponi, per esempio, un percorso in cambio di un abbonamento, non puoi continuare a posticipare le date perché non hai i soldi per organizzare gli eventi relativi; all’artista dei tuoi problemi non deve interessare, perché se non espone da te, lo farà da qualche altra parte, nel tuo territorio.

Per di più, un buon artista espone e partecipa a eventi in diverse gallerie, sul territorio nazionale, e forse anche all’estero.

Se tu non offri almeno un servizio nella media, se cominci a tergiversare o a essere perennemente in ritardo, non soltanto perderai quell’artista, ma darai corpo a voci sempre più insistenti e fitte che parleranno male di te, allontanando possibili nuove entrate e anche i pittori fidelizzati.

Perciò, prima di proporre un evento, un percorso, una rivista, un qualsiasi servizio, domandati se hai già a disposizione i fondi per farlo per almeno i prossimi 6 mesi, prima di chiedere un solo centesimo agli artisti.

E’ ovvio, che con gli abbonamenti o le iscrizioni, non avrai problemi a mettere in piedi la cosa, perché coperto nei mesi iniziali.

Se non hai sei mesi coperti davanti, lascia perdere, perché al primo intoppo, invece di fare pubblicità positiva, calamitando altre persone, farai scappare anche chi ti avrà dato fiducia immediatamente.

Meglio non fare niente che fare qualcosa male, perché se non si parla di te, almeno non si parla male; se, invece, si parla negativamente di te, hai i mesi contati.

Perciò, una buona idea funziona solo se portata avanti con professionalità e rispetto dei tempi.

Vivere d’arte: punto sette.

Trattate bene i collaboratori e chi vi dà una mano, sempre!

Cercate di pagarli bene, il meglio che potete, e, soprattutto, sempre con precisione svizzera.

Ricordate che un buon collaboratore è quello che sorregge una parte più o meno importante della vostra galleria, della vostra immagine.

Morto un Papa se ne fa un altro?

Beh, ci sono Papi ricordati ancora oggi, altri meno, e poi, voi non avete le ricchezze del Vaticano! Costruite una Chiesa efficiente e collaudata; solo allora potrete anche fare gli arroganti…

Inoltre, le persone valide sono poi avvicinate da altri galleristi, qualcuno disposto a pagare molto di più.

Non potete farci nulla!

Anche Roberto Baggio, Maradona e Cristiano Ronaldo sono stati portati alla ribalta in club calcistici modesti, che poi non hanno potuto proporre le stesse cifre delle migliori squadre del mondo.

Tuttavia, la correttezza e la puntualità faranno sì che chi si è fatto le ossa con voi, poi vi venga incontro a prezzi ragionevoli in futuro, con qualche piccolo lavoro occasionale, ma che può portare prestigio alla vostra galleria.

Se, al contrario, siete astiosi, vendicativi, non puntuali e menefreghisti, in realtà state voltando le spalle al vostro futuro e alla vostra attività.

Anche perché, se un collaboratore acquista fama, è come se avesse una pistola puntata alla vostra tempia. Un solo sgarro e quello fa fuoco, raccontando di voi al mondo…

Vivere d’arte: punto otto

Infine, non proponete mai eventi finti o furbi!

Se proponete un concorso a premi, è buona norma non mettere in concorso opere del gallerista e dei collaboratori, così come è assolutamente da scartare l’idea di far vincere l’opera che avete avuto in regalo da un artista o avete ritirato tempo prima a un’asta.

E nemmeno è intelligente proporre eventi con la partecipazione di nomi altisonanti, quando non c’è nessun tipo di accordo con questi personaggi; il giorno dell’evento arriverà e farete una magra figura, anche inventandovi l’incidente, la malattia o altre scemenze da bambini dell’asilo.

Millantare la possibilità di critiche o di adeguamenti del coefficiente a cifre assurde perché curati da critici famosi, oltre che offendere l’intelligenza altrui, è autodistruttivo e pone chi scrive una mail del genere nell’olimpo dei truffatori seriali.

Io, come la maggior parte dei Critici d’Arte professionali, le critiche le curo in cambio di un compenso piuttosto modesto, così come l’adeguamento del coefficiente, per di più, quest’ultimo lo consiglio solo in casi necessari.

In un modo o in un altro avete tirato su qualche soldo e chi se ne frega?

Beh, un pittore ingannato oggi è un artista che non avrete domani, più tutti gli artisti ch’egli conosce e che conoscerà, ai quali parlerà di voi.

Se una volta il personaggio famoso non arriva, la seconda non si sa più nulla della critica pagata da un artista mesi prima, la terza vince un concorso il quadro che avevate in casa e così via, state certi che la fine della vostra attività arriverà quanto prima.

Vivere d’arte: conclusioni

Per avere una galleria di successo, innanzitutto bisogna studiare come si comportano le gallerie di successo.

In secondo luogo, è fondamentale lavorare su ordine e immagine: chi ha a che fare con voi, deve respirare il profumo dell’eleganza e della raffinatezza dal primo impatto a ogni secondo che passa.

Poi, prima di invitare artisti a esporre o di dare vita a eventi, bisogna andare a contattare personalmente i professionisti della zona, le istituzioni gli imprenditori, le scuole d’arte, senza millantare agganci, possibilità campate per aria.

Una buona immagine, lessico e modi raffinati e buona cultura di base sono l’ABC per proporsi. Poi è necessario essere competenti, capaci, e dimostrarlo giorno dopo giorno.

Anche perché i nomi altisonanti difficilmente hanno a che fare con chi non rispetta i canoni minimi appena espressi.

Lavorare con onestà non vi renderà ricchi e vi costringerà a molti sacrifici nell’immediato, ma costruirete un’immagine positiva e vincente, grazie alla quale lavorare in futuro, sempre meglio e sempre di più.

I furbi possono andare avanti per qualche tempo, ma, senza competenze e senza una buona immagine, potranno solo contare sulla furbizia e sull’ingenuità degli artisti, fino a quando non verranno sommersi dalla loro stessa fama.

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