UN NUOVO MODO DI GIUDICARE L’ARTE

UN NUOVO MODO DI GIUDICARE L’ARTE

Per lungo tempo, fino all’avvento delle macchine fotografiche, estetica e tecnica erano parametri fondamentali per comprendere l’arte, mentre oggi è importante conoscere la grammatica del colore.

di THEOPA

Citando uno dei più noti e rispettati Critici d’Arte italiani, Vittorio Sgarbi, … chiunque abbia in casa un bambino, ha in casa un artista.

Un bambino è libero dai preconcetti, dalle mode, dagli stereotipi, e non è soggetto a nessuna delle regole della società d’appartenenza, né è contaminato dalle tecniche, perché non ancora studiate.

Quando un bambino disegna e dipinge, è guidato soltanto dalla propria interiorità e ciò che viene tracciato sul foglio o sulla tela è quanto egli sente; si tratta dei suoi sentimenti sviscerati e sbattuti in faccia con prepotenza a chi osserva.

Non a caso, l’approccio della Neuropsichiatria Infantile fa largo uso proprio dello strumento del disegno per individuare eventuali disagi nel minore e ciò è dovuto principalmente alla genuinità dei tratti elaborati da un bambino.

Tuttavia, per molto, troppo tempo, l’Arte è stata selezionata in base a criteri oggettivi di valutazione tecnico-estetica, rimasti immutati nel tempo e che hanno determinato il fatto che, nella maggior parte delle collettive, delle mostre e delle estemporanee, capiti di trovare temi e soggetti già visti, rivisti, rielaborati e inflazionati, come paesaggi e ritratti che si possono ammirare anche in qualsiasi rassegna fotografica, dove un bravo fotografo può dimostrare come sia facile costruire iperrealismo con una buona reflex.

Tale critica non è mossa per sminuire il tasso tecnico di alcuni pittori, con punte di eccellenza che ricordano i grandi del passato, ma per riportare l’attenzione sull’Arte, quella con la A maiuscola.

Allora, come giudicare un’opera? Come distinguere la mera tecnica da ciò che, invece, è Arte con la A maiuscola?

Semplice: bisogna sempre chiedersi se l’opera che abbiamo davanti agli occhi racconta qualcosa e, se sì, se quel qualcosa saprà parlare della nostra società a chi verrà domani, tra trent’anni, tra cinquanta, tra un secolo.

Scolasticamente, si tratta della poetica, ma a me, in maniera più attuale, piace definirla semplicemente messaggio.

Eccoci ritornare al bambino dunque, perché l’Artista non è il tecnico che mette in pratica i suoi studi, facendo sfoggio delle capacità acquisite, altrimenti basterebbe entrare in una qualsiasi buona accademia d’arte per scovare migliaia di artisti, così come ogni piazza principale delle grandi metropoli pullulerebbe di Picasso, tra i tanti bravissimi e tecnicissimi ritrattisti di strada.

L’Artista Contemporaneo, invece, è colui che quasi non utilizza la tecnica per esprimersi, o che addirittura l’abiura, perché sente la necessità di esternare un messaggio, a volte chiarissimo, altre volte più ermetico, tuttavia un insegnamento, avvertimento o monito, che nasce dai sentimenti provati nella quotidianità, di fronte ai problemi della società contemporanea, nella quale l’artista vive, gioisce e soffre, nutrendosi del presente.

Sensazioni ed emozioni che talvolta necessitano di essere immediatamente vomitate, in una crisi bulimica, in cui persino assimilare le sensazioni di un presente troppo asfissiante può devastare.

Sviscerando tali sentimenti, proprio come il bambino comunica il proprio stato d’animo, l’Artista Contemporaneo racconta il nostro tempo a chi osserva, circostanza che rende l’opera vera e propria Arte, dal momento che diverrà espressione comunicativa più ampia e importante con gli anni, quando troverà il giusto apprezzamento nella sua potenza comunicativa.

D’altro canto, persino in Letteratura ci sono scrittori ancora oggi studiati e apprezzati non principalmente per lo stile e per la capacità espressiva, quant’anche eccelsi, ma per i messaggi e i temi affrontati, come, per esempio, Pirandello e Svevo, con protagoniste l’identità e la personalità.

Perciò, quando vi trovate a una mostra d’Arte Contemporanea, davanti a un’opera, è necessario coglierne principalmente la poetica, il messaggio, per decodificarne l’alfabeto e la sua grammatica, ovvero gli strumenti con i quali immergersi nei sentimenti dell’autore, distinguendo tra tutti gli altri un vero Artista.

Concetti fino a oggi ritenuti fondamentali, come la tecnica e l’estetica, sono invece superati e da mettere necessariamente in secondo piano.

L’estetica e il bello da vedere sono aspetti che potevano risultare sensati prima dello sviluppo dei moderni dispositivi elettronici, come le macchine fotografiche e gli smartphone con fotocamere integrate.

Fino all’avvento della macchina fotografica, infatti, la pittura era l’unico mezzo grazie al quale conservare i ricordi: dai volti delle persone più care, a scene di vita, fino ai paesaggi, agli interni e alle rievocazioni mitologiche e bibliche.

Oggi, invece, non c’è più il ricco aristocratico che necessita di un dipinto per immortalare il volto di qualcuno, perché esistono i fotografi per quello.

Non a caso, durante l’ultimo ventennio, l’Arte Contemporanea è esplosa in una mescolanza di stili già esistenti e di nuove frontiere come mai prima nella storia, proprio perché è venuto meno un motivo per cui l’aspetto estetico potesse risultare ancora fondamentale nell’arte.

Oggi, perciò, è necessario valutare principalmente il perché ci si spinga a produrre un’opera d’arte, cogliendo i sentimenti, gli sfoghi, le passioni e i messaggi che animano la mano dell’artista.

Bisogna analizzare la psicologia del colore, per capire il perché di rielaborazioni cromatiche della realtà, degli spazi, delle figure.

Restare aggrappati a concezioni accademiche che si rifanno al secolo scorso significa giudicare un trattato di Filosofia basandosi sulle competenze acquisite con lo studio dell’Ingegneria.

Per approfondimenti, clicca qui.

 

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